Chi siamo

Aware è un progetto che nasce, prima di tutto, da un’esigenza condivisa di contro-narrazione creativa e positiva, di “fare comune”, di costruzione – dal basso – di alternativa e partecipazione, secondo un percorso che trova nell’approfondimento, nello storytelling, nel “partire da sé” la sua ragion d’essere. Aware non vuole imporsi come l’ennesima bacheca sterile dove si susseguono sfuggenti spicchi di mondo in una giostra di parole vacue, senza volto né nome. Aware non è nemmeno un movimento elitario, costruito su un intellettualismo accademico colpevole di restare sempre troppo a distanza di sicurezza. In questo senso, Aware vuole essere uno spazio di tutti e tutte, di chiunque lo senta suo. Uno spazio personale ma collettivo, individuale ma anche comunitario.

 

Aware è prima di tutto confronto, relazione, proposta. Un “luogo” pubblico e orizzontale dove s’intrecciano le voci e storie di coloro che nella realtà del contesto culturale e sociale attuale vedono lo spettro di un allarmante disarmo della ragione e una costante svalutazione nei confronti di tutto ciò che venga percepito oggi come “diverso”.

 

Cosa opporre a tutto questo, ci siamo chiesti? La risposta è stata immediata. E allora eccoci tornare a comporre la narrazione più umana che esiste, ovvero quella della Bellezza, intesa non come valore astratto, ma come proiezione universale del sentimento di empatia che ci lega l’un l’altro/a, sorgente che trasversalmente edifica tutti gli ambiti del vivere comune, dalla politica alla cultura, dall’economia all’arte. La Bellezza da ri-scoprire nella complessa diversità che ci accomuna, in tempi in cui questa è divenuta una preoccupazione in più dalla quale fuggire e non occasione di crescita e produzione di senso.

 

La parola stessa, Aware, esprime il nucleo di questa ricerca, attraverso il doppio significato che assume, rispettivamente, nella lingua giapponese e in quella inglese.
Nel primo caso, il termine è legato ad una concezione estetica che esprime il senso di struggente appartenenza nei confronti della Bellezza; nel secondo, indica l’essere consapevoli, informati, attenti a ciò che accade intorno. Ecco: Aware rappresenta appunto un percorso di narrazione della bellezza consapevolmente inserito nel tempo attuale e una fucina in cui progettare modi inediti di stare al mondo, sentieri alternativi che fungano da sigillo per queste lettere nuove.

 

Vogliamo creare un tragitto condiviso che si evolva e cresca in fasi successive e questo spazio ne è il primo tassello. Intendiamo offrire spunti di riflessione e analisi su tematiche connesse con l’attuale realtà economica, politica, culturale e sociale, ma anche raccontare le storie di chi, per volontà o esigenza, è protagonista in prima persona delle tematiche narrate.

 

Ecco, con Aware vogliamo aprire un cammino che porti ad un terremoto delle coscienze e aiuti a ricostruire un tessuto etico realmente comune. Lo faremo attraverso il racconto, la riflessione e l’attivismo. Crediamo che per creare un’alternativa di bellezza dobbiamo essere capaci di radunare tutti e tutte coloro che avvertono l’esigenza di riscoprirla e raccontarla. Solo così potremo divenire portatori sani di un germe di consapevolezza civile, pronti a contaminare le acque torbide di una realtà apparentemente anestetizzata.

 

Scrivici per partecipare e collaborare con noi, o anche solo per raccontarci la tua storia, la tua idea di mondo, la tua esperienza: insieme daremo vita ad un racconto di bellezza resistente e consapevole.

Desirée

DESIREE

26 anni, co-fondatrice del progetto Aware

Abruzzese trapiantata nel caos di Roma, si laurea in Filologia per poi stravolgere tutto e mettersi in testa di diventare giornalista. Si dedica soprattutto allo studio dell’etica giornalistica applicata ai diritti umani e attualmente sta preparando una tesi in materia di Hate Speech online. Appassionata di studi di genere e queer (di cui scrive su una rubrica online), diritti civili e comunicazione, si avvicina al femminismo intersezionale e finalmente comprende quello slogan sentito tanto tempo fa, “il personale è politico”. Sfacciatamente nerd e divoratrice insaziabile di libri, scrive anche di Serie TV e teatro.
Cresciuta in una famiglia dove si ringrazia per il pane e poi lo si condivide con gli altri, da bambina voleva salvare il mondo e camminava cauta sul prato per paura di schiacciare le margherite. Poi ha capito che doveva salvare prima se stessa e di questo si è occupata a lungo, per poi tornare, con più forza e caparbietà, al suo antico sogno di ragazzina, perché crede che «prendersi cura dell’altro/a è un atto rivoluzionario”.
Scrive poesie da quando ha memoria e crede fermamente nel potere che hanno le storie di creare legami e generare consapevolezza, ed è proprio questo che vuole fare con Aware.
Il suo motto? “Quello che vi rende strani è probabilmente la vostra arma segreta”.

Guglielmo

GUGLIELMO

27 anni, co-fondatore del progetto Aware

Ha trascorso anni in giro per il mondo, tra progetti no-profit in Congo, studi di ricerca su etica e management a NY e viaggi a pollice in su per le strade di mezza Europa.

Dopo la laurea in Giurisprudenza lavora come avvocato praticante non smettendo mai di alternare cravatta e zaino da viaggio.

Ripiega l’abito in armadio per dedicarsi alla difesa dei diritti civili di migranti, prostitute e senza dimora, vivendo h24 nelle comunità di accoglienza dove presta servizio.

Al momento si trova in Bolivia per seguire diversi progetti di lotta alla povertà e sostegno all’inclusione sociale.

Attivista e sognatore, chitarrista da falò, è un fan svergognato dei cartoni Disney e dei murales nascosti nelle periferie delle città.

Con Aware intende avvicinare tutti coloro che ancora credono alla bellezza della diversità per dare vita a un graffito di periferia aperto a chiunque voglia dare colore. Seguendo con fede il motto del Cappellaio Matto:

“Si può sempre averne più di niente!”