Come ai mondiali

Come ai mondiali di Susanna De Candia

Come ai mondiali

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– di Susanna De Candia

 

Come ai mondiali. Però non ci giochiamo la coppa e la gloria. La vita ci giochiamo, e l’umanità. Anche se quella forse un po’ l’abbiamo persa strada facendo, prima che qualcuno ci ricordasse che, se parliamo di pandemia, ad ognuno deve importare dell’altro. Anzi, meglio, ciascuno deve imparare ad essere responsabile per sé e per gli altri.

Non solo per quelli a cui tiene. Persino per gli sconosciuti che abitano l’altro emisfero, in cui probabilmente non tutti faremo viaggi (no, no, non perché non se ne potranno più fare, semplicemente perché quando saremo nuovamente liberi di agire, sceglieremo dove dirigerci). Le previsioni sui pesanti e devastanti effetti climatici avevano provato a convincerci che era necessario trovare modi nuovi di produzione e alternative serie ai consumi sconsiderati e scriteriati. Ma l’essere umano comincia a prendere in considerazione le sollecitazioni solo quando rischia. E rischia in prima persona. E rischia insieme ad altre persone.

E si risveglia: recupera dalla memoria i concetti di solidarietà, aiuto reciproco, responsabilità sociale. Non solo se ne fa testimone, ma ne diventa testimonial. E poi promotore e banditore (nel senso che lo va annunciando coi mezzi che può). Di respiro avremmo bisogno in questo periodo. Come quello che sta facendo la Terra, perché buona parte della produzione si è bloccata e con essa le emissioni di fattori inquinanti.

Di abbracci avremmo bisogno in questo periodo. Non di quelli carnali – che sì, attiverebbero ossitocina e ci farebbero star bene – ma di quelli di cui il cuore è capace. Di quelli che si estendono così tanto che potremmo sentirci avvolti tutti, dal Polo Nord al Polo Sud, dall’America alla Cina.

Di sentirci parte della stessa sorte, della stessa Umanità, della stessa Speranza. Di questo abbiamo bisogno. Adesso e anche poi.

Ben vengano gli inni, gli applausi, le lacrime di commozione. Sosteniamo chi ci sostiene. Sosteniamoci. Recuperiamo questa grammatica dei gesti, che parla anche senza parole.

[Per apprezzare ancora una volta l’opera di Susanna vincitrice del contest di Aware “La bellezza che (r)esiste” clicca qui]

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