Disturbo di personalità: approfondimento del cluster B

Cluster b

Disturbo di personalità: approfondimento del cluster B

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In questo articolo tratteremo il disturbo di personalità, in particolare ci focalizzeremo sul cluster B. Inizieremo con un’introduzione del disturbo di personalità, per poi focalizzarci sul cluster specifico, sui suoi sottotipi e sintomi.

Cos’è il disturbo di personalità?

Il disturbo di personalità è suddiviso in cluster A, B, C e indica una tipologia di disturbo mentale dove sono presenti pensieri e comportamenti definibili disadattativi che si manifestano in modo continuativo e non limitato a specifiche occasioni. Questi comportamenti coinvolgono le varie parti della personalità dell’individuo colpito, tra cui la percezione del sé e i rapporti affettivi. 

I disturbi di personalità differiscono da altri disturbi in quanto sono generalmente egosintonici, ossia chi ne è affetto difficilmente si rende conto di soffrire di un disturbo e considera quei tratti parte del suo carattere. Ma anche alloplastici, ossia la persona tende a cambiare l’ambiente attorno a sé e non sé stessa. Le cause non sono note, ma l’insorgenza è generalmente dovuta ad affinità genetica o a fattori ambientali.

La risposta a problemi quotidiani con pensieri e azioni che la società considera come devianti o inadatti al sociale crea moltissimi problemi a chi soffre di un disturbo di personalità. Infatti sia che il lavoro, che gli studi che i rapporti affettivi sono difficili da creare e mantenere. Inoltre non avendo coscienza del proprio problema è più difficile che un paziente chieda aiuto per il proprio disturbo. Oltre a ciò, il mancato adattamento alla società e il senso di incomprensione possono provocare in chi ne soffre senso di isolamento, rifiuto, rabbia. Ma anche dipendenze da alcolismo e droghe, autolesionismo, suicidio. In base alla sintomatologia i disturbi di personalità vengono divisi in tre cluster. Oggi tratteremo del cluster B.

Il cluster B

Il cluster B è il sottogruppo del disturbo di personalità che racchiude i comportamenti che risultano agli altri come emotivi, eccessivi, drammatici, instabili. Ci sono 4 differenti tipi di disturbo di personalità del cluster B.

Personalità Istrionica: Le persone con una personalità istrionica sono drammatiche, teatrali e tendono a preoccuparsi molto della propria apparenza. Il disturbo istrionico è caratterizzato da un’intensa emotività e da costanti tentativi di attirare l’attenzione altrui attraverso comportamenti provocatori e adulatori. Ciò nasconde una profonda insicurezza ed instabilità che il paziente cerca di compensare con le attenzioni altrui. Tale disturbo sarebbe presente nel 2-3% della popolazione generale. Inoltre è presente in modo identico sia nel sesso maschile che in quello femminile.

Personalità narcisistica: Le persone con una personalità narcisistica tendono a sviluppare un senso molto forte di superiorità e un costante bisogno di attenzioni ed ammirazione. Inoltre hanno uno scarso sviluppo dell’empatia. Questa personalità è caratterizzata da una percezione di sé del soggetto definitaSé grandioso. Ciò significa che il paziente ha una visione di sé esagerata, irrealistica e addirittura di onnipotenza. Ciò può essere un fattore di inasprimento o assenza dei rapporti affettivi e sociali.

Questo disturbo è presente nell’1% della popolazione adulta e la diffusione di questa patologia sembra essere fortemente influenzata dai contesti culturali. Secondo alcuni osservatori, essa è diffusa quasi esclusivamente in paesi capitalistici occidentali. Inoltre i maschi sono più affetti delle femmine, in una quota che si attesta circa tra il 50% e il 75%.

Personalità Antisociale: questo disturbo è caratterizzato dal disprezzo patologico del soggetto per le regole e le convenzioni sociali.  Ma anche da un comportamento impulsivo e dall’indifferenza nei confronti dei sentimenti e delle emozioni altrui. Il disturbo si manifesta prevalentemente nei maschi, con un rapporto statistico di 3:1 rispetto alle femmine. La prevalenza è pari al 3% negli uomini e all’1% nelle donne nella popolazione generale. Alcuni studi  hanno rilevato che gli individui con tale patologia provengono generalmente da famiglie con genitori abusanti o violenti.

Il soggetto antisociale manifesta impulsività, irritabilità, aggressività. Ma anche tendenza a mentire, fino ad arrivare alla psicopatia, ossia alla mancanza di rimorso e assenza di sensibilità verso l’altro. La caratteristica chiave del disturbo è la mancanza del senso di colpa o di rimorso per le proprie azioni.

Personalità Borderline: Tra le caratteristiche essenziali di questo disturbo troviamo la paura del rifiuto, l’instabilità delle relazioni e dell’immagine di sé, della propria identità. I sintomi includono, oltre alla paura del rifiuto, paura di abbandono ed irritabilità, spesso per ragioni che gli altri non riescono a capire o considerano futili. Inoltre chi ne soffre tende a provare un grande senso di vuoto e di angoscia, unito ad emozioni più intense del normale.

I pazienti borderline sono stati descritti come «persone di cristallo, delicate da toccare, facili a rompersi e pericolose quando sono in frantumi». Le persone con tale disturbo tendono a dividere il mondo in bianco e nero, buono o cattivo. Tendono così nell’idealizzazione e/o svalutazione degli altri, ossia a categorizzare le persone o a cambiare drasticamente opinione su esse. Sono frequenti autolesionismo, comportamenti impulsivi e tendenze suicide dovute al grande senso di instabilità e di identità. Vi è un alto rischio suicidario, superiore di 50 volte rispetto alla popolazione generale. Per questo è fondamentale per chi presenti sintomi del disturbo ricevere un supporto familiare e psichiatrico.

Uno studio recente ne attesta un’incidenza del 5,9% della popolazione generale, con il 5,6% degli uomini e il 6,2% delle donne. Oltre a possibili anomalie neurologiche l’influenza ambientale, soprattutto familiare, è tra le cause più evidenti del disturbo. Viene infatti spesso associato a eventi traumatici subiti nell’infanzia quali abusi  o l’essere cresciuti con genitori affetti da disturbi mentali e comportamentali.

Come si cura?

Come per i disturbi del cluster A, la terapia cognitivo comportamentale è quella che fin’ora ha saputo aiutare in modo più effettivo chi è affetto da disturbi del cluster B. La terapia insegna al paziente come identificare i comportamenti e i pensieri disfunzionali, come sviluppare e riconoscere le proprie emozioni e come controllarle con esercizi come la mindfulness; ma anche come apprendere i comportamenti sociali più comuni, aiutandolo/a a reintegrarsi nella società. Questo approccio può essere accompagnato anche dalla terapia di gruppo, in cui il paziente può sviluppare nuovi legami sociali.

Per approfondire i disturbi del cluster B consiglio la visione del film Ragazze Interrotte di James Mangold, basato sul vero diario della protagonista del film, Susanna Keysen. Il film racconta la storia di Susanna, giovane ammessa in una casa di cura per il suo disturbo borderline, e di Lisa, affetta da quello che viene ipotizzato essere un disturbo antisociale. La storia ci porta nella vita di chi soffre disturbi di personalità, mostrandoci le loro forze e le debolezze, le emozioni e le battaglie interiori. Ma anche la voglia di ricominciare a vivere.

“Dichiarata sana e rispedita nel mondo. Diagnosi finale: borderline recuperata. Che cosa voglia dire ancora non l’ho capito. Sono mai stata matta? Forse sì. O forse è matta la vita. La follia non è essere a pezzi o custodire un oscuro segreto. La follia siete voi o io, amplificati: se avete mai detto una bugia e vi è piaciuto, se avete mai desiderato di poter restare bambini in eterno. Non erano perfette ma erano amiche mie. Negli anni ’70 quasi tutte erano uscite e vivevano la loro vita. Alcune le ho riviste, altre no, mai più. Ma non c’è un giorno in cui il mio cuore non le ritrovi.”

– Ragazze Interrotte, 1999.

Immagine: cinematographe.it.

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