Lulù

Lulù vorrebbe volare via come una foglia e perdersi nel fascio di luce di una luna soffice e algida. Invece è chiusa nello sguardo possessivo di un uomo terrorizzato dal vederla finalmente libera.

Lulù? Dove sei?la chiave chiuse rumorosamente la serratura – Cosa fai ancora lì? Non vedi che il fuoco si sta spegnendo?

L’incessante voce maschile le spezzò il filo di pensieri.

– Ma cosa guardi Lulù? – prese una sedia trascinandola per l’intera stanza e si sedette davanti al camino.

Lei, seduta sul bordo del letto, guardava la luna dal vetro del lucernario. Era da tempo che non notava il suo splendore algido. Gli occhi le si scioglievano dentro a quel cerchio perfetto, macchiato di chiazze bluastre, proprio come quelle che le coloravano la pelle della nuca.

Dentro i contorni di quell’apertura riusciva a catturare lo sprigionarsi di un’idea tanto irresistibile quanto pericolosa, l’idea di una verità diversa da quella in cui si sentiva imprigionata. Gli anni che aveva trascorso nel timore di desiderare qualcosa che non le era concesso, avevano oltremodo sviluppato in lei un’eccezionale immaginazione che la distraeva dalla sofferenza.

Uno svolazzare di ali nere catturò il suo sguardo; si intravedevano le fronde più alte di un platano sul viale davanti casa, ma il bagliore notturno non le permetteva di distinguere le foglie dal piumaggio lucente degli uccelli. Si chiese divertita, quanti di quei corvi le sarebbero serviti a sollevarla e portarla fin lassù. L’assurdità del pensiero la fece sorridere inavvertitamente.

– Cos’hai da ridere? – adesso davanti a lui la legna scoppiettava nervosamente.

Lulù rimase in silenzio. Sapeva che questo suo atteggiamento non avrebbe portato a niente di buono. Niente di quanto lei aveva da dire era mai gradevole per lui, tanto valeva tenere per sé i propri pensieri. A dire il vero a lui non piaceva nemmeno il silenzio, a meno che non fosse lui stesso a imporlo.

Lo sentiva rimestare le braci.

– Perché mi guardi così? Sembri una pazza. Cosa cazzo hai da guardare?

Si alzò bruscamente dalla sedia. Le vene iniziavano a ramificarsi visibilmente dal collo verso la fronte.

Lulù era rivolta verso di lui, riusciva a vederlo in tutta la sua insopportabile meschinità. Lo guardava, ma non aveva paura; con suo grande stupore non le tremavano le mani al pensiero di quello che lui avrebbe potuto fare; avvertiva il cuore gonfiarsi sempre di più risvegliando, a ogni battito, tutto il suo corpo.

Con un lento movimento del capo, spostò lo sguardo e tornò a godere del pallido fascio di luce. Si sentiva finalmente leggera e immensamente più grande come un nucleo di luce pronto a esplodere.

Si alzò in piedi con una sicurezza disarmante, la luna non le sembrava poi così lontana e si sentiva finalmente pronta a evadere da quella che ormai le sembrava una vecchia voliera arrugginita. Anche gli uccellini più piccoli hanno bisogno di spazio per spiegare le ali.

– Perché non mi rispondi? Lulù, apri quella bocca e rispondimi!

Anche lui si era accorto che qualcosa era cambiato e che, più urlava, più lui diventava invisibile.

– Dove credi di andare? – il troppo sforzo gli raschiava la gola; quel poco controllo che aveva, lo stava perdendo tutto. Prese un pezzo di legno e lo scaraventò sul pavimento.

Lulù avanzava verso la porta mentre il suo sguardo cercava rapidamente la chiave per aprirla.

– Sei una povera strega Lulù. Guardami e rispondi quando ti parlo, Lulù! – schizzi di saliva gli uscivano dalla bocca.

Ormai le sue parole avevano perso ogni consistenza; prese il mazzo di chiavi appeso alla parete e inserì la chiave nella porta. Era riuscita ad aprire quella gabbia.

Subito dopo sentì l’avvicinarsi dei passi pesanti di lui, non fece in tempo a muovere un muscolo che il ferro rovente dell’attizzatoio le colpì la testa.

Lulù non avrebbe mai più risposto.

Adesso è sul letto di un cratere, cullata dal girotondo lunare.

Non perderti nemmeno una briciola di bellezza resistente.