Melodie vicine: Calypso

Sulle spiagge bianche di Trinidad e Tobago, nei Caraibi, si alza una voce che fa tutt'ora ballare e divertire migliaia di persone: il Calypso

Calipso…

Calipso è una donna bellissima e immortale, presente in svariate leggende della mitologia greca. Punita dagli dei, fu costretta a rimanere sull’isola di Ogigia dove le venivano inviati fantastici uomini di cui lei puntualmente si innamorava, ma che poi dovevano partire. Calipso è la divinità che vive di legami veloci ed intensi, poi costretti a finire lasciando segni profondi.
Sulle coste bianche di Trinidad e Tobago, nei Caraibi, c’è un genere musicale che si chiama in maniera simile il Calypso. Deriva dalla leggendaria divinità? Affatto, ma c’è un filo sottilissimo che voglio collegarci.
Le due isole che danno il nome alla nazione (la frenetica Trinidad e la rilassante Tobago) sono un gioiello della natura, con fondali variopinti e paesaggi paradisiaci. Se anche voi riuscite a percepire il dolce rimbalzo delle onde sulla sabbia, allora è il momento di parlarvi di musica.

… e Calypso

Il termine Calypso racchiude qualsivoglia canzone che dal 1898 viene cantata a Trinidad durante il carnevale, nelle strade da chi si sta divertendo o sul palcoscenico da professionisti. L’origine risale al XIX secolo e nel Novecento era già un genere ben più che diffuso. Sarebbe bello poter collegare il nome alla suadente regina di Ogigia, ma più realisticamente è il frutto della locuzione “Ka isu”, che significa “Vai avanti, continua!” nella lingua di chi ha dato al genere le basi per progredire. Ora è un vero e proprio stile di vita dotato di sottogeneri, coreografie e scuole, ma il legame di questa musica con il paese non è solo artistico. Il ritmo vivace e fremente del Calypso è stato arma politica e sociale per tanto tempo, o meglio sarebbe definirlo scudo.

cantante Calypso
Un’artista Calypso fotografato mentre canta e suona la chitarra// credits: IFF Panama

Il canto del popolo

È il Settecento quando dall’Africa occidentale e dalle Antille francesi arrivano i primi schiavi per le piantagioni di queste promettenti isole. Durante il periodo della schiavitù nasce e cresce un nuovo modo di comunicare tra gli schiavi, che uniscono le proprie radici per dar vita ad una pozione afro-caraibica che si rivela velenosa per i persecutori. Nel 1802 l’impero britannico succede a quello francese nel controllo delle isole, e dalle piantagioni si intonano le prime note di Calypso. La corona inglese rimane in auge su quelle terre fino al 1962, data che segnò l’Indipendenza di Trinidad e Tobago, e in un secolo e mezzo la musica ha avuto un ruolo costantemente attivo. Sin dai primi ritornelli il governo britannico passò subito alla censura di quei canti di protesta. Il Calypso denunciava la condizione sociale degli schiavi, la corruzione dei governatori e le intransigenze dittatoriali delle autorità locali. Fin da subito fu musica dal popolo, per il popolo e a difesa di esso; e in più si cantava e si ballava sanguignamente. Con un po’ di coscienza si può benissimo sapere che la censura non è il miglior modo per affrontare un problema. Anzi, non è mai una buona idea reprimere; specialmente se si parla d’Arte. L’opposizione del potere aumentò la voglia di ballare e di ribellarsi della popolazione locale. Poi avvenne che i francesi importarono il carnevale, e nel 1838 venne anche abolita la schiavitù così che il genere poté esplodere definitivamente in terra nazionale.

Calypso nel mondo

Per aspettare il successo internazionale dobbiamo aspettare il secolo successivo. È del 1912 la prima registrazione ufficiale di una canzone Calypso, ma è il 1956 la data cardine: Harry Belafonte, il Re del Calypso, incide “Banana Boat Song”, anche chiamata ‘Day-O’. Il nome non vi dice niente? Andate pure ad ascoltare e vi accorgerete di averla sentita molto spesso –> ‘Harry Belafonte- Banana Boat Song’
Tra i successi Calypso si annovera anche la ben nota traccia “Under the sea” del capolavoro Disney “La Sirenetta”.
Già detto di come il Calypso nacque per essere linguaggio degli schiavi nelle piantagioni di zucchero. La linea politica rimase fino agli anni ’50 del Novecento, con i “calypsos” (cantanti del genere) che difendevano con i loro testi i diritti del loro popolo. Di lì a poco arrivò l’indipendenza. La scrittura degli artisti Calypso è sempre state, e rimane tutt’ora, sbocco di commenti sociali, voce del popolo e delle minoranze delle isole. Nelle musiche di apparente leggerezza si trovano parole affilate sull’emancipazione, la voglia di libertà e tolleranza. Si va dall’opposizione al colonialismo britannico alla fiducia nelle generazioni future, portatrici della speranza in un domani migliore.

Storica Calypso
Tre grandi nomi del Calypso suonano insieme nel ’62. Da sx a dx: Lord Kitchener, Lord Superior e Melody// credits: riotfest.org

Carnevale caraibico

Canboulay deriva dal francese ‘cannes brulées’, e significa ‘canna bruciata’. Si riferisce alla tradizione usata durante questo festival, condito da balli e canti, ovviamente, in pieno stile Calypso. Parlo del precursore del Carnevale di Trinidad, ad oggi uno dei più particolari e rinomati del mondo. Qui, in questa festa nata per dare spazio a chi nelle occasioni ufficiali non lo aveva, ovvero gli ex schiavi e le minoranze indigene, il sangue Calypso rimpolpava ogni anno il popolo delle isole caraibiche. Da quando i francesi portarono il Carnevale, la mania Calypso impazzò dappertutto tanto da arrivare a dire che: <<se non si festeggia, si sta preparando o rievocando il Carnevale>>. Ai tradizionali balli e canti si aggiungono maschere effervescenti e magiche, concorsi di danza e di musica, colori e sorrisi in ogni angolo di strada; è la festa di Trinidad e Tobago, è la vita del Calypso.
Doveroso menzionare anche il Calypso Monarch. È la miglior competizione specializzata del genere, che ogni anno premia l’artista che si è meglio distinto in questa materia. Anche questa gara ha radici nell’Ottocento, e prese presto il nome di ‘Calypso King’. Nel 1978 la vittoria di Calypso Rose fu il passo definitivo per cambiare nome in quello attuale, decisamente più inclusivo per le tante Regine Calypso, fino ad allora sempre oscurate dalla più pesante presenza maschile.

Zombie danzanti

Il brano di questa settimana non è esattamente nello stile prioritario del Calypso, che solitamente offre armonie agili e fresche, ritmi veloci ed esaltanti e canorità forti. Parliamo sempre di un classico del genere, è vero, ma con un tocco più addolcito. Parlo di uno degli artisti più apprezzati nel panorama calypso: Antigua Joe. Questo artista ha realizzato una sua personale performance della traccia “Zombie Jamboree”, una delle più usate e coverizzate del genere. Con il titolo di “Jumbie Jamberee”, Antigua Joe e la sua chitarra ci regalano una storia dolce ed affettuosa, che ha del grottesco. Il testo parla di un’invasione zombie che finisce per diventare una festa totale. I morti risorgono dalle loro tombe, ma sono dei Calypsoniani; e quindi? Quindi si canta e si balla!
La voce saggia e grattata salta con gli accordi lesti della chitarra. Questa versione acustica è intima, autentica, e l’effetto che fa è come un bacio in fronte prima di andare a dormire. È la buonanotte di un padre affettuoso che augura al figlio di fare sogni d’oro. Il sogno è proprio questo: un mondo che balla e che canta unito.
Back to back, belly to belly, puoi anche essere uno zombie e io un umano.

Qui il brano –> ‘Antigua Joe- Jumbie Jamberee’

Ecco il filo che dicevo all’inizio. Se chiudo gli occhi sulle note di Antigua Joe, mi sento partecipe di una danza a piedi nudi sulla sabbia bianca. Ad un tratto arriva tutta la potenza della bellissima Calypso, che appena arrivato sull’isola m’ha fatto impazzire e adesso che devo andare via già so che mi mancherà.

 

Carnevale di Trinidad
Immagini dalla parata di Carnevale di Trinidad e Tobago// credits: Forbes

Melodie vicine e lontane

Dopo settimane a rincorrere in ogni estremo del mondo la Musa, la Musica, ci si sente affaticati dalla corsa, è vero, ma i paesaggi visitati rimangono incollati come post-it nel cuore. A poter capire veramente la forza della musica, l’umanità non avrebbe bisogno di parole, ma solo di note e strumenti. Credo che sia questo, quello che cerchiamo da lei: un modo per esprimere noi stessi. Se è davvero così, allora, il gioco è bell’è fatto, e bisognerebbe solo avere il cuore di chiudere gli occhi ed ascoltare ciò che ci circonda.
Il tempo di una canzone, per ascoltare il ritmo del mondo.
E allora, buon ascolto a tutti.

È difficile, per chi scrive, poter racchiudere ciò che vorrebbe in delle parole.
Che sia un saluto d’arrivederci, e non d’addio, e che sia accompagnato dalle melodie più dolci che il cuore d’un ragazzo possa produrre. Stay Aware.

 

Trinidad e Tobago
Meravigliosa veduta di una spiaggia di Trinidad// credits: travel.earth

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Immagine in evidenza:
I “Los Apartamentos”, odierno gruppo di Calypso// credits: bigmikeydread.wordpress.com

Non perderti nemmeno una briciola di bellezza resistente.