Melodie vicine: Mizrahì

In Israele sta prendendo piede, negli ultimi anni, la musica degli ebrei dell'est: i Mizrahì. Ma oltre la musica, c'è sempre di più.
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Gli ebrei dell’est: i Mizrahì

Non siamo particelle inermi agli input esterni. Fortunatamente ognuno di noi vive con le porte aperte e, chi più chi meno, condivide verso l’esterno qualcosa e a sua volta, dallo stesso, acquista altro. Nell’arte si possono trovare esempi praticamente ovunque, ed è proprio grazie ad una di queste chimiche universali che si ebbe la nascita del Mizrahì, un genere che ora sale spesso alla ribalta nei palcoscenici mediorientali. Per genere Mizrahì si intende il particolare stile musicale del popolo mizrahì, ossia gli ebrei dell’est. Il termine, traducendolo, indica proprio la provenienza orientale di chi pratica l’ebraismo nei paesi arabi. La lingua ebraica viaggia su spartiti arabi e note di archi, dando vita ad un ponte che unisce due culture solo apparentemente separate. Genere più popolare suonato ai matrimoni israeliani, grazie alla sua facilità di canto e di ballo, ma anche commovente tramite di sentimento e, soprattutto, strumento espressivo di vita, come vedremo meglio nel contesto dell’Arisa Party, primo festival internazionale di musica Mizrahì.

Cinquant’anni di musica

Furono le migrazioni delle comunità ebraiche residenti nei paesi arabi e nel Maghreb a dare inizio a tutto. Tornati in Israele, da questi quartieri si alzarono le prime voci Mizrahì subito riconoscibili per le loro armonie arabeggianti. Cantavano ebraico ma erano particelle aperte come tutti, e nel viaggio verso la Terra Promessa si portarono dietro l’oud, il kanun e il darbuka (classici strumenti arabi). Negli anni ’60 aggiunsero la chitarra acustica ed elettrica, sostituiti vent’anni dopo dai sintetizzatori elettronici. I testi erano originariamente estratti dalla letteratura ebraica classica e medievale, e solo in seguito si fece strada una produzione originale. La lotta sociale in Israele degli anni ’90 vide i Sefarditi e Mizhraì alzare la testa in cerca di accettazione socio-culturale, e una delle risposte del governo fu proprio quello di ostracizzare la musica Mizrahì, non considerata “autentica israeliana”.
Oggigiorno si sta continuando a scrivere la storia colorata di questo stile, che ora, come spesso accade, unisce la tradizione arabo-ebraica alle sonorità pop e maggiormente mainstream.

Mizrahì storico
Storica foto di uno spettacolo Mizrahì degli anni ’50// credirts: jer-cin.org.il

Un albero con tanti rami

Molto spesso avere delle buone radici non permette allo stesso all’albero di crescere e prosperare. Bisogna essere pronti ad affrontare anche l’autunno e l’inverno per arrivare alla primavera, e bisogna avere il coraggio di cambiare fogliame per sopravvivere. Il Mizhraì, in ciò, può essere di buon insegnamento. La caratteristica fondamentale che ha permesso ad un nuovo genere di affermarsi e confermarsi in un lasso di tempo relativamente breve, è proprio il coraggio di evolvere e assorbire più che poteva dell’energia variegata della musica di fine Novecento. L’exploit della musica come arte è dovuto anche a tutte le varie ramificazioni da essa nate, che hanno permesso il formarsi di una rete globale, costantemente collegata ad una playlist in riproduzione causale. In parole povere, il Mizhraì ha cavalcato tutte le onde che poteva: il Rock, la Techno, la Dance, l’Europop, l’R & B. Le radici ben piantate delle culture da cui deriva davano il la agli artisti per divertirsi dovunque volessero.

A-WA, Omer e Eden

Tra i nomi di spicco degli ultimi anni si annovera la presenza delle tre sorelle Haim, in arte A-WA. Figlie anch’esse dell’immigrazione anni ’50, tennero nel cuore i ricordi dei propri nonni arabi con cui intonavano i canti tradizionali mizrahim. Si fanno poi strada nel mondo musicale grazie alle innate doti vocali, e all’abilità di restare sospese tra i due mondi da cui provengono. Però, in cima alle classifiche, troviamo la graffiante voce di Omer Adam che pervade le radio mediorientali. Il sentimento è l’arma in più del giovane classe ’93, che trascina le sue origini in tournée internazionali contribuendo in maniera decisiva alla crescita del genere. In terra nazionale, però, esiste un’eroina ben precisa. In Israele sono tutti innamorati di Eden Ben-Zaken, 26enne esplosa ad X Factor (edizione israeliana) che con disinvoltura e semplicità sale sul palco, prende il microfono e inonda tutto con una voce eterea e potente.

Chaim Sheli“: La mia vita

Proprio di Ben-Zaken è il brano che propongo all’ascolto. Intitolato Chaim Sheli, che tradotto significa La mia vita, apre con note di pianoforte: un chiaro invito a chiudere gli occhi e, per chi vuole, accendersi una sigaretta. Il grattato ebraico sporca la melodia con dei graffi segnanti, e la voce angelica di Eden trasporta l’ascoltatore nel mondo onirico. I tocchi degli arpeggi arabi quasi riescono a farti sentire il profumo e l’amore del Medio Oriente, e i brividi di chi scrive (che lo sta facendo con questo brano in sottofondo) ne sono prove inconfutabili.
Qui il link al brano: Eden Ben-Zaken, Chaim Sheli

Chaim Sheli si ascolta a pugni chiusi e denti stretti, cercando una via a quel mondo incantato che è la Musica con la lettera maiuscola. Si sta in silenzio a guardare l’orizzonte, che intanto ebrei, islamici, cristiani, arabi, occidentali, oceanici; non fa differenza. Cerchiamo solo di goderci il viaggio.

Eden Ben-Zaken
L’artista israeliana Eden Ben-Zaken// credits: popnable.com

ARISA Party

Si cambia ritmo: spegnete la sigaretta, aprite gli occhi e mettete un po’ di mascara che si va all’Arisa Party.
Sto parlando del festival lanciato nel 2010 da Omer Tobi, Uriel Yekutiel e Yotam Pappo, che attira 1.500 persone a Tel Aviv. Ma non è solo una festa. Nasce come manifesto dell’omosessualità di Tel Aviv, che aveva bisogno di risonanza ed espressione artistica. Come accade anche con altri tipi di Pride, questo evento ha aperto le braccia anche agli alleys etero, ma senza perdere di vista l’obiettivo principale di lotta all’omolesbobitransfobia. Che centra la musica Mizhraì? È proprio tramite questo genere che l’Arisa ha invaso i media israeliani, e nonostante i tanti storcimenti di naso, anno dopo anno, ha portato sul palcoscenico numerosi artisti israeliani, tradizionali e non. Il già citato Omer Adam si annovera anche tra gli autori della traccia Tel Aviv del 2013, che, in collaborazione con i produttori di Arisa, è diventato l’inno della manifestazione. Qui il link: ARISA- Tel Aviv (ft Omer Adam), per chi volesse saltare dalla sedia e invidiare chi ha partecipato all’ evento. La sfrontatezza dell’Arisa sembra, a primo impatto, davvero rischiosa, ma i risultati sono chiari. Gli atteggiamenti ironicamente spregiudicati sfondano le barriere machiste anche nella musica. Lo stesso Mizrahì, portatore dell’antica e gloriosa mascolinità israeliana, va all’Arisa Party e ne esce favolosamente brillante. Nonostante, come è lecito, la tradizione dei primi mizrahim viene rispettata solo in parte per quanto riguarda la struttura delle canzoni, sul palco di Tel Aviv si lotta per la “demascolinizzazione” dell’Arte.

Nuovi spazi espressivi

Non bisogna mai scordare che accanto alle battaglie per l’identità etnica, esiste la vita parallela di chi è ancora costretto a trattenere la propria sessualità agli ordini di una società che preferisce l’odio all’amore. Anche se il Medio Oriente è storicamente sempre più avanti rispetto ai diritti delle persone LGBTQ+, in Israele si è sempre avuto il problema della standardizzazione della figura omosessuale. Prima di Arisa il gay ballava la musica elettronica in specifici bar di Tel Aviv; dalla creazione della manifestazione, ogni omosessuale ha avuto un modo ed uno spazio d’espressione che mancava da tempo; poi che ascolti Tiesto o la musica Mizrahì chissene. L’Arisa Party prende in braccio la situazione sociale e si propone come avanguardista, e sorride, canta e balla più che può.
Non esiste solo odio in Medio Oriente, per chi ancora non lo avesse compreso.

Show Mizrahì
Contemporaneo show Mizrahì// credits: Tal Shahar Photography

Oltre la Musica

La musica, qualunque essa sia, ha una durata ben precisa. Prima e dopo è contornata dal silenzio, che si sa è costituito da anni di storie e racconti, da sangue e sudore, da radici e foglie rigogliose. È bene sentirsi nuovi ad ogni silenzio che non è musica, affinché si sia sempre pronti a ricordare cosa significa una singola canzone. Fa bene non scordare mai il potere anche di una sola canzone.

Mizrahì è il figlio di arabi ed ebrei, che non contento di come i suoi genitori abbiano scelto di allontanarsi, canta. Suona beato, ora in giacca e cravatta ad un matrimonio, ora in tacchi a spillo su un palco. Balla divertito tra le vite di tutti i giorni, perché ha trovato il modo di diffondere amore e non odio, e non vede l’ora di condividersi col mondo.

Oud arabo
Un tipico strumento arabo: l’Oud// credits: www.danhotels.com

Per ascoltare su Youtube la playlist ufficiale con tutti i brani di ‘Melodie vicine’ <– clicca qui

Per altri ‘Orizzonti vicini’ <– clicca qui

Immagine in evidenza:
Spettacolo notturno all’Arisa Party// credits: www.haaretz.com

Non perderti nemmeno una briciola di bellezza resistente.