Orizzonti vicini: Tuareg

Tuareg

Orizzonti vicini: Tuareg

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Tin Hinan

È difficile districare il nodo che si crea quando realtà e leggenda si intrecciano, a maggior ragione se il tutto è sapientemente velato da un turbine di sabbia del deserto. Nel caldo dell’Africa nord-occidentale, in un tempo lontanissimo da noi, questo deserto fu attraversato da una principessa chiamata Tin Hinan. La poverina viveva felice nel regno di suo padre, di cui si preparava a prenderne il posto, quando suo cugino si impossessò del potere ed imprigionò i genitori. Tin Hinan fuggì con un’ancella tra fatiche e stenti, ma fortunatamente riuscì a sopravvivere e ad arrivare in una piccola oasi. Qui, sperduta nell’oro della sabbia Sahariana, l’oasi divenne villaggio, che seguendo la sua regina Tin Hinan imparò a scrivere, a tessere e tingere stoffe, a lavorare la creta e a curarsi con le piante. Oggi questo villaggio non è diroccato in un luogo preciso, ma è in perenne e affamato viaggio, caratteristica che rende noti al globo i suoi abitanti: i Tuareg.

Tuaregh

Popolazione berbera dell’Africa sahariana, i Tuareg (o Tuaregh) si diffondono in Algeria, Niger, Mali, Libia e Burkina Faso. Sono tradizionalmente pastori nomadi, e anche se molti si sono sedentarizzati negli anni Sessanta del 900, la maggior parte ancora percorre le vie degli antenati lunghe 2.500 km per commerciare sale con i cammelli. La loro millenaria storia è costellata di battaglie per il predominio delle oasi sahariane, ma anche di lotte contro i governi di Mali e Niger, che da sempre vorrebbero convincerli a sottomettersi al governo centrale.
Il nome Targhi (forma singolare di ‘Tuareg’) gli fu affibbiato dagli arabi e sta a significare “gli abbandonati da Dio” per via della loro opposizione alla dottrina di Maometto. La stessa dottrina che comunque permeò nella fede Tuareg, formando la religione-meticcio di oggi che si basa su credenze sia animiste che islamiche.
Da buon popolo di terra, viscerale e naturale, le credenze annoverano spiriti buoni e cattivi delle montagne, delle oasi, degli alberi e anche dei pozzi. Inoltre vi è il culto della reincarnazione.
Sono anche abilissimi oratori, quindi è doveroso citare un loro proverbio:
<< Dio ha creato le terre con i laghi e i fiumi perché l’uomo possa viverci. E il deserto affinché possa ritrovare la sua anima >>

Tin Hinan

Rappresentazione della regina Tuareg Tin Hinan// credits: solarey.net

Uomini Blu

Chiamati spesso “Uomini Blu” a causa del colore della ‘tagelmust’, velo che copre il capo e il volto degli uomini, e del ‘burnus’, tipico vestito di lana. Hanno una società in cui la divisione in classi è molto rigida, per far sì che ognuno rispetti i suoi doveri verso la comunità. Le principali attività, oltre al già menzionato commercio a bordo di dromedari (tra l’altro è dei Tuareg il merito di aver introdotto l’utilizzo di questi animali, resistenti al caldo e a lunghi trasferimenti), sono l’agricoltura e l’artigianato. Particolare è la produzione di gioielli, da rivendere, ma anche indossati come portafortuna o identificazione di una determinata tribù Tuareg.

Il tè nel deserto

Accomuna tutte le tribù la pratica conosciuta come “tè nel deserto”. Se un viaggiatore incontra i Tuareg sul suo cammino, loro gli augureranno la buona fortuna con questa particolare cerimonia. Il tè viene preparato per tre volte: la prima volta è servito tè amaro e forte, il ‘tè della morte’; la seconda variante è un tè più dolce ma dal retrogusto ancora amaro, il ‘tè della vita’; l’ultimo infine, è molto dolce e dal gusto intenso e inebriante, il ‘tè dell’amore’. La preparazione della bevanda, per i Tuareg, è un modo per elevare lo spirito e meditare. Infatti, ritengono che il fischio della teiera che ribolle serva a calmare gli animi e rinfrescare la mente, facendo sincronizzare il proprio battito cardiaco e quello della teiera.
Chi ha bisogno di un tè, ora?

Tuareg nel deserto

Tuareg fotografati nel deserto// credits: glistatigenerali.com

Tende e donne

Nei loro momenti di sedentarietà, si fanno notare per la particolarità delle lor abitazioni. Le loro tende, il cui colore determina l’appartenenza ad una specifica tribù, vengono costruite durante la cerimonia nuziale e rappresentano metaforicamente l’estensione dell’unione tra i due individui. Le tende appartengono alla donna, ma sono poste presso il luogo di provenienza dell’uomo; per questo si parla di società patrilocale e matrilineare.
L’islam, a differenza di altri luoghi, qui è particolarmente progressista per quanto riguarda l’emancipazione della donna. Sono infatti gli uomini a coprire il loro volte, non le donne. Oltre a possedere la proprietà di tende e animali e ad un’ampia libertà di amore che la donna ha prima di sposarsi, ad esse sono legati speciali diritti. Anche se è premura dei maschi prendere decisioni importanti riguardo la politica e l’economia, le donne partecipano alle riunioni e sono costantemente consultate in suddette decisioni. Ma oltre a ciò hanno libertà di divorzio, che non è considerato un atto vergognoso come in altre civiltà, ma anzi è frequente una festa per celebrare la rinnovata disponibilità di una donna. In merito al corteggiamento, gli uomini scrivono poesie per le donne, anch’esse avvezze alla scrittura.
Tuttavia la società Tuareg non si può definire matriarcale in quanto, ricordiamo, sono gli uomini ad avere il controllo politico, sebbene le donne agiscano nel gioco da dietro le quinte. La discendenza del popolo dalla regina Tin Hinan è il motivo che mette al centro la figura femminile, che permette quindi che l’albero genealogico venga registrato attraverso la linea materna e quindi è tradizionalmente l’uomo a entrare a far parte della famiglia della donna, dopo il matrimonio. Inoltre, gli uomini lasciano i loro beni in eredità non ai propri figli, ma a quelli delle loro sorelle. Questo perché il legame genetico con i propri nipoti è assolutamente certo, a differenza di quello con i figli della propria compagna. Ci sono altre tradizioni Tuareg particolari riguardo al rapporto uomo-donna: ad esempio mangiare di fronte a una donna che non sia la propria partner oppure di fronte alle anziane è considerato un gesto molto maleducato da parte di un uomo. Il gesto più disonorevole è mangiare di fronte alla propria suocera.

Donne Tuareg

Donne Tuareg in posa nelle vesti tradizionali// credits: granellidisabbia-najim.blogspot.com

Tuareg oggi

Il popolo Tuareg è, ad oggi, vittima di cambiamenti climatici, ma soprattutto di una lotta per la sua libertà.
Il loro nomadismo è terreno di conflitto per le autorità politiche che rivendicano la modernità dello Stato-Nazione, con cui si ha una tendenza razzista e discriminatoria verso i Tuareg. Sono visti come una minoranza ingombrante e di difficile gestione proprio in quanto nomade, e le autorità governative di Mali e Niger considerano l’insurrezione Tuareg non come reazione alle ingiustizie subite, ma come espressione diretta della loro indole disordinata e reazionaria. La retorica degli Stati sovrani si basa anche sulla convinzione che i Tuareg non siano popoli unitari e omogenei, ma solo un insieme di tribù nomadi isolate. La realtà dei fatti, però, vede i Tuareg considerarsi “nazione nella nazione”; la loro esistenza si presenta come il miglior esempio da contrapporre all’artificialità degli Stati moderni concepiti come entità omogenee, che tendono all’esclusione nei loro limiti di confine. Delimitazioni che dividono popoli, comunità, tribù e impediscono lo spostamento libero dei popoli nomadi.
Il paradigma sociale che vede il nomadismo come uno stadio primitivo dell’evoluzione socio-politica è la giustificante per le violenze commesse ai danni dei Tuareg, nemici del progresso e della modernità.

Loro, che fanno dello spostamento terreno di conoscenza, e dell’immobilità veleno di coscienza, vorrebbero solo continuare a viaggiare:

<< Il luogo dell’uomo è l’orizzonte>>

Il deserto e il Tuareg

Il deserto e il Tuareg// credits: Gianluca Chiodini / Flickr

Immagine in evidenza, credits: Teo Tarras, Flickr

 

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