Sogni di quarantena

La metamorfosi della farfalla di Cadica

Sogni di quarantena

 115 

– di Dorian De Pane

Cinque e mezza di mattina,
sveglio, anzi sveglissimo,
pronto ad iniziare un’altra
folle giornata
in questo folle mondo.

Ho sognato ad occhi aperti
di viver tutto questo insieme a te,
a cui il mio cuore è più legato
di quanto lo sia a se stesso.
L’ho sognato come fosse
quasi una benedizione,
rimanere noi due soli
a raccontarci mille storie,
carezzare quei segreti
che celiamo nel profondo;
e ancora cucinarti
e viziarti in ogni modo
per vedere quei tuoi occhi
brillar del loro buio
e ballare come un matto
sopra il letto,
farti ancora ridere
e morderti un orecchio.
E girare per casa tutti nudi,
suonare la chitarra
per ore da abbracciati,
scrivere poesie tenendoci la mano
e sussurrarci al buio “t’amo”.
E leggerti le favole
prima di dormire,
accarezzandoti i capelli
per sentirti sognare
e svegliarmi la mattina
poco prima dei tuoi occhi
per ammirarli nascere e librarsi.
E se questa situazione
fosse il nostro addio
non chiederei di andare in paradiso
avendolo avuto già per mille volte
insieme a te.

Ma tu non sei con me
e non so come né perché
ma io non provo nulla;
paura e preoccupazione
sono lungi dal sfiorarmi,
la fiducia e la speranza
non vivon più con me
da troppo tempo ormai,
le idee su cosa fare
le ha inghiottite la pigrizia
e sento solo un vuoto incalcolabile,
avvolto dentro un nero indissolubile,
un silenzio nei pensieri incolmabile
e una tempesta dentro gli occhi
incontenibile.

E cammino sopra e sotto
dando pugni ai miei fantasmi,
disfo il letto e lo rifaccio,
perdo tempo nei fumetti
e nei libri che ho già letto,
li accarezzo ancora,
come se amore trasmettessero.
E quando sono troppo a fondo
e non respiro più
chiudo i pugni, stringo i denti
e ricomincio a sognare,
ancora più forte.

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