Contaminare l’anima, la versione non-purista de IL COSA

IL COSA

Contaminare l’anima, la versione non-purista de IL COSA

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– a cura di Mellifrugo*, introduzione di Guglielmo Rapino

 

Sonorità essenziali si intrecciano ad ambientazioni frenetiche e cupe, in cui il ritmo sembra scomporsi in migliaia di atomi slegati; sguardi minimali si sciolgono in un panorama da periferia malandata, di quelle dove i murales sono il midollo della storia di chi la vive; beat elettronici graffiano sul loop di chitarre desertiche, dentro un vortice di ispirazioni da capogiro.

La musica de IL COSA, all’anagrafe Ilario Promutico, classe ‘87, è un prisma di sperimentazioni, un insieme di forme che si frantumano e ricompongono in ogni traccia: industrial, techno e shoegaze elettronico si abbracciano per dare vita a sonorità nervose e criptiche, libere oltre le barriere della forma.

L’ascolto del suo ultimo album “Testone” lascia sgomenti, come quelle albe uscite dopo nottate di eccessi, in cui ci si chiede cosa sia successo nelle ore precedenti e si resta storditi di fronte alla vita che riprende. In questa scoperta si nasconde l’anima di un artista e di una musica che fa domande senza utilizzare sillabe, lasciando lo spazio sonoro di una ricerca individuale a chi ascolta.

L’abbiamo incontrato per farci raccontare come nasce la sua musica “non-purista”, quale siano le radici della sua contaminazione e chi è il nemico tratteggiato nell’ultimo video-clip.

IL COSA live at Satyricon Club di Alatri (FR)

IL COSA live al Satyricon Club di Alatri (FR).

 

Definisci la musica de IL COSA “sporca e contaminata”, come l’omonimo fiume che attraversa la tua città natale: Frosinone. Che tipo di “sporcizia” potrebbe trovare un ascoltatore che si tuffa per la prima volta nel tuo mondo?

La mia è una musica elettronica molto contaminata perché il concetto dietro a IL COSA è il non-purismo: fondo generi come l’IDM o il Post-Industrial con sonorità differenti, spesso e volentieri al di fuori della musica elettronica, come il Metal estremo o lo Shoegaze. Mi impegno a non rispettare nessuna regola o grammatica imposta dalle mie influenze.

A giugno 2020 è uscito il tuo ep di esordio Testone. Nella recensione di Rockit viene detto che il tuo disco “è volutamente sperimentale e oscuro in modo quasi ossessivo”. Quanto ti rispecchi in questo commento?

Nella mia musica c’è sicuramente una vena sperimentale, ma cerco di essere sempre il più comunicativo possibile e raccontare tutti di sentimenti di cui sono capace. Ci puoi trovare dell’oscurità, ma non mi chiudo su un solo mood.

L’ultimo videoclip tratto dal tuo EP si intitola Enemy. Prendendo spunto da questo momento storico in cui pare si sia persa completamente la fiducia nel prossimo, ci pare inevitabile chiederti: chi è il “nemico” per IL COSA?

Il mio Enemy è un nemico immaginario, che può essere tutto o niente, dentro o fuori. In questo momento storico sembra che ci si possa unire e identificare solo se si ha un nemico in comune, è come se ci fosse un meta-nemico. Comunque di base è come nei film di Romero sugli zombie: gli esseri umani sono i peggior nemici di loro stessi.

In passato hai sonorizzato dal vivo “Kill Bill II” di Quentin Tarantino e “28 Giorni dopo” di Danny Boyle. Se invece potessi ingaggiare un regista famoso per una performance visiva di un tuo brano chi sceglieresti e perché?

Se proprio potessi ingaggiare un regista famoso per la realizzazione di un videoclip direi Carpenter, per la sua vena eclettica e la sua capacità di saper bilanciare ironia e tensione. Carpenter, che realizza in prima persona anche le musiche dei propri film, è ovviamente anche un’ispirazione per me.

Cosa dobbiamo aspettarci dalle tue future uscite musicali? Altro “inquinamento” oppure una “purificazione”?

Sicuramente altra contaminazione ed esperimenti, ma anche più concentrazione e ricerca dell’essenziale.

Buona ricerca Ilario, a presto e (speriamo) dal vivo!

 

[*artista sperimentale attivo all’interno del collettivo Aware > più info qui]

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