Dare suono al corpo: la musica mistica di Isabella Fabbri

Isabella Fabbri sarà tra le protagoniste del Festival delle Cose Belle - Ferragosto Resistente 2021 di Aware. L'abbiamo incontrata per farci raccontare il mare di ispirazione che trasuda dal suo primo lavoro elettronico, "Rainbow", che sarà presentato in anteprima dal vivo a Passolanciano (CH) nella serata del 13 agosto.

Uno degli aspetti più affascinanti dell’arte musicale è la sua capacità di lasciarsi percorrere e vivere da ambienti apparentemente distanti e contrari.

Esistono artisti ed artiste capacə di tradurre questa commistione in note e vibrazioni, dando vita ad un intreccio di generi e ispirazioni in cui possiamo trovare il riflesso della realtà quotidiana, mai univoca e piatta ma sempre avvolta attorno al paradosso.

Isabella Fabbri fa parte sicuramente di questa scuola.

Nata come artista classica, ha da poco debuttato con il suo primo lavoro elettronico per dare suono ad una ricerca spirituale attorno ai sette chakra, “vortici” energetici della cultura orientale. Accompagnata da una voce graffiante e da un sax trasfigurato fino a divenire un mezzo di connessione tribale, con l’album “Rainbow” l’artista riesce nell’intento di far incontrare i diversi piani del misticismo e della introspezione, offrendo lo spunto per un viaggio di ricerca al tempo stesso personale e collettivo.

Isabella Fabbri sarà ospite del nostro Festival delle Cose Belle – Ferragosto Resistente 2021 nella serata di venerdì 13 agosto per la presentazione in esclusiva dal vivo dell’intero album tra i faggi del Bosco Ta-Pù di Passolanciano (CH).

Nell’attesa di vivere le vibrazioni ancestrali della sua musica, ci siamo incontratə per conoscere di più dell’ispirazione che racchiude al suo interno e dell’intreccio di storie che ad ogni ascolto si fanno più vive.

Isabella Fabbri, artwork per l’album “Rainbow” 2021.

Isabella, dopo aver calcato per anni i principali teatri classici italiani, dalla Scala di Milano al San Carlo di Napoli, e raccontato in musica alcune delle opere più suggestive dell’arte contemporanea, hai scelto di dedicare il tuo primo lavoro da solista ad una ricerca estremamente introspettiva legata ai chakra della cultura induista. Come mai?

Ho iniziato a lavorare a “Rainbow” nel 2020, nell’anno in cui una pandemia globale ha stravolto le certezze, le credenze e gli stili di vita di milioni di persone in tutto il mondo: ero alla ricerca di un rifugio sicuro e accogliente e l’ho felicemente trovato in me stessa, nella creazione artistica e nella natura rigogliosa che circonda la casa dove vivo, tra le colline del bolognese. Non potendo svolgere la mia abituale attività di musicista, ho riscoperto il piacere di avere più tempo a disposizione per conoscermi meglio, per imparare qualcosa, per creare qualcosa di nuovo e di utile, per me e per gli altri. Quale migliore anno se non il 2020 per guardarsi dentro, lasciando che emergano, per farsi osservare, paure e desideri, nuove consapevolezze e nuove priorità?

Da quel prezioso periodo introspettivo, è sbocciato così, il 21 marzo 2021, “Rainbow”, un album dove ho voluto mettere in relazione la musica, ossia la mia principale forma di espressione artistica, con lo yoga, una delle pratiche che più mi aiutano, nel quotidiano, a ricercare un equilibrio tra corpo, mente e spirito. “Rainbow” nasce da una mia personale ricerca sui sette chakra, ovvero i sette principali centri energetici del corpo umano, che possono essere attivati attraverso pratiche yogiche come l’Hatha Yoga o il Kundalini Yoga: quest’ultima, in particolare, favorisce l’aumento dell’energia generale nel corpo e il risveglio della Kundalini, l’energia primordiale che, secondo la tradizione yogica, risiede addormentata alla base della nostra colonna vertebrale. Le musiche che ho prodotto sono il racconto personale, diretto e sincero, di un viaggio sorprendente all’interno delle energie che animano il corpo umano e che influenzano il nostro modo di pensare, sentire e agire.

“Rainbow” rappresenta per me una novità sotto moltissimi aspetti: è il mio primo disco da solista; è il primo lavoro che mi vede coinvolta non solo come musicista, ma anche come compositrice e produttrice musicale; è il primo album dove, oltre al saxofono, utilizzo anche la voce; e infine, in “Rainbow”, combinando più generi e influenze musicali, mescolando suoni acustici ed elettronici, mi sono data la possibilità di creare per la prima volta un mio personale modo di fare musica. Di certo mi sono allontanata dal contesto musicale classico, dove ho mosso i miei primi passi e dove ho costruito le basi della mia professione, ma il mio percorso artistico è sempre stato influenzato dalla voglia di sperimentare, dalla necessità di andare “oltre”.

I chakra sono centri energetici deputati a raccogliere e liberare vibrazioni. Ne racconti la presenza con suoni onirici, a tratti cupi, sempre profondamente evocativi. Cosa ti ha guidato nella ricerca dei suoni?

Chakra, in sanscrito, significa ‘ruota’ o ‘vortice’. Nella tradizione dello yoga, il termine viene usato per indicare dei vortici energetici presenti nel corpo umano, non definibili in senso anatomico, in quanto facenti parte del corpo sottile, un corpo non visibile. Tali centri raccolgono l’energia dell’individuo e la mettono a disposizione per i processi del corpo, della mente e dello spirito, influenzando il funzionamento degli organi, gli istinti, le emozioni e i pensieri. Le prime linee guida relative alla loro attivazione si possono trovare nelle Upanishad, testi sacri della religione vedica indiana risalenti al 500 a.C. Per facilitarne la percezione, i sette principali chakra sono tradizionalmente associati ad altrettanti colori, simboli (fiori di loto), suoni (bija mantra, ossia monosillabi che, cantati e ripetuti, attivano la rotazione dei chakra), elementi naturali e parti del corpo. Ed è da queste interessanti connessioni che sono partita per creare le sette atmosfere sonore ispirate a ogni centro vitale. Come?

Localizzato alla base della nostra spina dorsale, il primo chakra Muladhara, detto anche chakra della radice, è responsabile della nostra sensazione di sicurezza e governa il nostro istinto di sopravvivenza. Esso è attivato dal bija mantra “Lam” ed è solitamente rappresentato da un fiore di loto rosso a quattro petali con all’interno un quadrato: il numero quattro è il numero della manifestazione universale, dell’essere materializzato e simboleggia l’elemento terra, elemento connesso al primo chakra. “Red – 1st Chakra”, primo brano dell’album, è introdotto dal monosillabo “Lam” ed è completamente costruito sul numero quattro: il tempo, in 4, è scandito dal ritmo incisivo del tamburo che fa da base al tema suonato dal sax baritono, scelto per il suo timbro profondo e deciso, una voce che mi proietta al centro del pianeta terra e che mi trasmette forza e sostegno. Così sono partita per creare questo primo brano e così è avvenuto per ciascuno degli altri.

Nell’album ogni chakra ha la sua “stanza” compositiva. Quanta consapevolezza “culturale”, razionale, legata alla tradizione orientale, c’è dietro alla composizione di ogni brano e quanto invece è parte di un flusso istintivo nato da un concreto “sentire” del corpo?

Sicuramente, come già anticipato, la conoscenza legata al sistema dei chakra, derivante dalla pratica dell’Hatha Yoga, ha profondamente influenzato la composizione dei sette brani, i quali possono essere considerati come dei piccoli viaggi musicali meditativo-attivi che hanno l’intento di riattivare i vari centri vitali e, quindi, di modificare lo stato energetico dell’individuo che li ascolta. Come abbiamo visto, la struttura di ogni brano è infatti razionalmente legata alle caratteristiche di ogni chakra. In modo totalmente intuitivo, invece, sono nate le melodie, le idee tematiche che animano le musiche: esse sono arrivate alle mie orecchie spontaneamente, nel corso del processo di creazione. Anche i suoni, acustici ed elettronici, sono stati scelti intuitivamente, in base alle sensazioni che provocavano in me: in generale, è stato naturale passare da brani caratterizzati da frequenze più gravi a brani dalle frequenze progressivamente sempre più acute. Anche le tonalità scelte per ogni brano tracciano un percorso ascendente, percorrendo una scala che dal Do arriva al Si, su cui si basa “Violet – 7th Chakra”, ultimo brano dell’album. Tutto sembra voler guidare l’ascoltatore dal basso verso l’alto, dalla base della spina dorsale (sede del primo chakra Muladhara) alla cima della testa (sede del settimo chakra Sahasrara), come a voler disegnare un canale di energia che attraversa l’intera colonna vertebrale.

“Corpo”. Con Aware stiamo ragionando profondamente sul significato lasciato sul corpo da questi ultimi mesi di enorme fragilità sociale. Nel tuo album si legge una profonda ricerca legata alla percezione sensoriale. Senti che la percezione verso il tuo corpo è cambiata negli ultimi tempi? Se si, come?

Nel corso dell’ultimo anno ho potuto ritagliare molto più tempo per me stessa e quindi anche per la cura del mio corpo. Da musicista e, in particolare, da strumentista a fiato, sono abituata a relazionarmi con il corpo ogni giorno, a verificare che non vi siano tensioni mentre respiro e soffio nel mio strumento, ad accertarmi che la mia postura sia solida e morbida allo stesso tempo e che mi supporti armoniosamente mentre suono. In modo analogo, lo yoga mi aiuta, nel quotidiano, a percepire il mio corpo, a energizzarlo e a rilassarlo: mi aiuta anche a gestire emozioni e pensieri, perché, assumendo e mantenendo a lungo le posizioni yoga, dette asana, si è invitati a rimanere focalizzati sul momento presente, concentrati sul respiro. Nel corso del processo di creazione di “Rainbow”, approfondendo lo studio dei sette principali chakra e dedicando a ciascuno di essi specifiche musiche, ho avuto la possibilità di costruire un legame profondo tra corpo e suono: possiamo considerare le tracce che compongono “Rainbow” come degli asana musicali, degli spazi sonori dove possiamo sostare per conoscere, guarire e attivare le parti più potenti del nostro corpo fisico. Questo percorso di ricerca e creazione ha sicuramente espanso la percezione del mio corpo, mi ha permesso di conoscerlo intimamente.

A proposito di pandemia: l’album “Rainbow”, sin dal titolo, sembra contenere una spinta a guardare oltre il grigio stagnante degli ultimi mesi. Come ha influito il periodo surreale che stiamo tutt’ora vivendo sulla sua composizione e registrazione?

Come ho anticipato inizialmente, il periodo attuale, se da un lato ha diffuso molta incertezza e confusione, dall’altro ha sicuramente stimolato in me la voglia di creare. La musica è per me un modo di esprimermi, di connettermi con gli altri e con il mondo, ma prima di tutto è uno strumento di guarigione e di divertimento. Può la musica contribuire a creare spazi di guarigione e di divertimento in un periodo come quello che stiamo attraversando? A mio parere, la mia risposta è sì e ho provato a dimostrarlo con questo disco, le cui musiche possono essere usate come piccoli antidoti sonori:

– “RED – 1st Chakra” aumenta il coraggio;

– “ORANGE – 2nd Chakra” espande la creatività;

– “YELLOW – 3rd Chakra” rinforza l’autostima;

– “GREEN – 4th Chakra” sviluppa la capacità di esprimere i propri sentimenti;

– “BLUE – 5th Chakra” potenzia la capacità di comunicare;

– “INDIGO – 6th Chakra” accresce l’intuizione;

– “VIOLET – 7th Chakra” facilita la realizzazione di sé.

Hai dichiarato che l’album è un invito per chi ascolta “a riconoscere e abbracciare la propria divinità interiore, innalzandosi a essa”. In questo frangente storico di iper-connessione online e distanziamento fisico, come può la musica creare connessione con un sé a tratti nascosto e diluito in un mare di comunicazione istantanea?

È evidente che l’interazione quotidiana con diversi schermi e l’uso frequente di piattaforme social, stracolme di stimoli, stanno caratterizzando la società occidentale degli ultimi decenni: queste nuove abitudini è come se stessero parzialmente atrofizzando la percezione del singolo, causando nella collettività un analfabetismo percettivo dato da un approccio bulimico-compulsivo verso la realtà digitale. Il momento storico che stiamo vivendo, inoltre, ha imposto nuove regole che ci obbligano a stare fisicamente distanti, a isolarci di più.

Nell’epoca degli “schermi-pelle” e del distanziamento sociale, ritengo che l’arte, soprattutto se fruita dal vivo, possa rimettere le persone in relazione diretta con le proprie emozioni, con l’altro, con il momento presente; il contatto con l’arte ci rende più empatici, più attenti, più consapevoli, in breve più umani. Le arti, e quindi anche la musica, hanno a mio avviso il potere di creare spazi magici di incontro, dove è possibile riconoscersi nell’altro, dove è possibile superare le divisioni che l’uomo nel corso del tempo ha creato, consapevolmente o inconsapevolmente. “Rainbow” è un tributo alla bellezza racchiusa nell’essere umano: attraverso questo lavoro discografico, invito indirettamente chi ascolta a riconoscere, in sé e negli altri, questa bellezza, che forse è proprio quella che voi, in casa Aware, chiamate Bellezza Resistente.

Nel nostro giornale online, la sezione dedicata all’arte si chiama Arte Resistente. Credi che abbia ancora senso parla di arte come di una forma di resistenza? Se si, resistenza rispetto a cosa?

Secondo me si può parlare di Arte Resistente innanzitutto perché l’arte “resiste” al tempo, è atemporale. L’arte è presente nella vita dell’uomo fin dagli albori: come scrive Walter Benjamin, le opere d’arte più antiche sono nate al servizio di un rituale, ovvero di uno spazio che facilita una trasformazione collettiva. L’arte resiste non solo al tempo, ma a qualsiasi forma di frazionamento della realtà, in quanto essa, fin dal principio, aggrega. Se con il termine “dispositivo” il filosofo Giorgio Agamben definisce un insieme eterogeneo di forze riunite da relazioni di potere, che produce separazione, potremmo dire allora che l’arte agisce come una sorta di “controdispositivo”, ossia come una forza di resistenza e quindi di bilanciamento rispetto a qualsiasi sistema chiuso in se stesso. Mi definisco un’artista resistente perché la mia azione è mossa da una precisa necessità interiore: quella di creare, attraverso l’arte, spazi simbolici che vadano nella direzione di ricongiungere individualità.

Dopo una carriera da sassofonista classica, hai aperto le porte alla sperimentazione elettronica con “Rainbow”. Quale delle tue anime pensi prevarrà nei tuoi lavori futuri?

“Rainbow” inaugura un nuovo capitolo della mia attività artistica che mi vede vestire i panni non solo della musicista, ma anche della compositrice e della produttrice musicale. Senza lasciare da parte i tanti progetti artistici già avviati nel corso degli anni, di certo in futuro questo percorso di ricerca costituirà il cuore pulsante della mia attività musicale da solista: già non vedo l’ora di buttarmi sul prossimo disco!

Quest’anno sarai protagonista del nostro Festival delle Cose Belle – Ferragosto Resistente 2021. A tuo giudizio, quale sarà il senso della festa in questa estate ancora incerta?

Qualsiasi siano le regole che dovremo rispettare, il senso è quello di ritrovarsi e di godere del momento, avvolti dalla natura e nutriti dall’arte (…e anche da buon cibo/vino che non guasta!). Sarà un’occasione per stare insieme, divertirci e ricordarci quanto l’arte sia fondamentale: io amo definirla uno strumento magico che permette all’uomo di soddisfare il bisogno di sentirsi parte di un tutto. Chi saremmo senza arte? Non vedo l’ora di vivere l’attimo in cui le prime note di “Rainbow” risuoneranno nel bosco della Majella, non vedo l’ora di conoscere voi del team di Aware per godere della vostra Bellezza Resistente, non vedo l’ora di condividere con le persone che ci raggiungeranno al festival un momento di umanità. Grazie di cuore per avermi voluto tra gli artisti del vostro festival e grazie infinite per questo interessante scambio!

Dato che amo molto le dediche, dedico questa intervista a Manuela Genta, la persona più entusiasta che io conosca, sorella acquisita, compagna di viaggi e mia insegnante di yoga. Grazie a lei ho scoperto il mondo dei chakra e quindi “Rainbow” è anche un po’ suo.

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Per non perdere l’esibizione dal vivo di Isabella Fabbri e del suo album Rainbow in anteprima, acquista adesso il tuo ticket per il Festival delle Cose Belle – Ferragosto Resistente 2021 su https://www.beingaware.it/ticket-festival-2021/

Non perderti nemmeno una briciola di bellezza resistente.