Un sogno a occhi aperti: la realtà onirica di Guendalina

Guendalina è un'artista eclettica che con una vena leggera riesce a entrare nell'intimità di ambientazioni profonde e inaspettate. L'abbiamo incontrata in vista del Simposio tra Cielo e Terra - Festa dell'arte a Primavera, in cui sarà ospite e protagonista nella serata di sabato 23 aprile con un live a metà strada tra sogno vivido e onirica realtà.
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Guendalina Edvige Artuso, in arte “Guendalina” è una giovane cantautrice e performer milanese per cui la musica non è solo arte, ma anche liberazione.

Attraverso un approccio creativo complesso che mescola danza, arte e teatro a ritmi avvolgenti carichi di synth e percussioni, dipinge il riflesso della quotidianità in una chiave leggera ed eppure intimamente profonda, seguendo un flusso imprevedibile e a tratti spiazzante.

Ci farà sognare ad occhi aperti durante il Simposio tra Cielo e Terra – Festa dell’arte a Primavera nella serata del 23 aprile presso l’ecovillagio Centro Panta Rei a Passignano sul Trasimeno (PG) con un live che si prospetta in continuo movimento “come il vento ma con una raffinatezza particolare”.

Guendalina live all’Arci Bellezza di Milano nell’ottobre 2021. Il vestito da urlo è opera della sorella Federica.

Su Spotify esordisci dicendo: “La cosa che amo fare sono i concerti, poter avere un contatto diretto con il pubblico, e sperare che possa essere una catarsi“. Che tipo di catarsi ambisci con la tua musica?

Il concetto di catarsi l’ho assimilato quando studiavo letteratura del teatro greco, sintetizzando è la purificazione a livello emotivo del popolo tramite il teatro, è molto più profondo di così, però mi ha affascinata tantissimo. Anche con il concerto è la stessa cosa, lo è per me che sono sul palco, e vorrei che lo fosse anche per chi viene ad ascoltare: un momento in cui si canalizzano le ansie, lo stress e altri malesseri e si esce a fine concerto più “leggeri”. Penso che comunque sia una cosa che avviene spontaneamente e non ci sia bisogno di cercarlo. 

Nei tuoi primi esordi musicali hai iniziato a scrivere i tuoi testi prima in inglese e poi sei passata all’italiano. A prescindere dalle tue scelte artistiche, ti approcci in modo differente quando scrivi i tuoi testi in una o l’altra lingua? In quale lingua ti rispecchi di più come cantante?

Sì, per me è molto differente l’approccio. Quando scrivevo in inglese cercavo comunque delle immagini particolari che potessero rappresentarmi, a livello melodico l’inglese è una lingua molto fluida che, a mio parere, è più facile da musicare, però allo steso tempo mi sentivo limitata nel mio modo di esprimermi. In italiano è molto difficile trovare l’armonia tra il significato delle parole e il suono, e riuscire ad incastrare tutto, però il mio modo di scrivere è assolutamente diverso rispetto all’inglese, ho realizzato quanta forza e potenziale c’è nella nostra lingua. 


Le tue performance sono caratterizzate non solo dall’aspetto sonoro, ma anche da elementi visivi e teatrali. Ti occupi di tutto questo, musica e scenografia, interamente da sola o hai dei collaboratori? Come si sviluppa in generale una tua coreografia? Vai di pura improvvisazione facendoti ispirare dalla musica, o sviluppi delle idee ben precise sulla base di un concept? 

In realtà per ora non ho un vero e proprio spettacolo con una coreografia, e nemmeno con la scenografia, poiché realizzare tutto in maniera professionale comunque richiede molto budget. Nel mio piccolo, nelle situazioni in cui è possibile, cerco di allestire il palco con degli oggetti di scena che mi rappresentano, con luci particolari, e ricreare un mondo caratteristico. A me piace molto ballare, e stare sul palco, per cui per ora lascio che sia la musica a guidarmi, mi faccio ispirare da Florence (dei Florence and the Machine ndr), che quando si esibisce si muove veloce come il vento ma con una raffinatezza particolare. 



Il tuo ep Piano Sequenza è un synth-pop misto di trap, new wave, experimental pop e anche un po’ di techno. Hai deciso questa eterogeneità sonore di proposito o ti sei fatta trasportare dal flusso di coscienza? Esiste un genere musicale in cui non ti cimenteresti mai?

Banalmente direi che mi sono affidata all’immaginario che avevo in testa in quel momento, senza badare troppo ad un’omogeneità, e molto spesso le persone, anche del settore, mi fanno notare questa caratteristica come un difetto. 

In realtà non esiste un genere in cui non mi cimenterei mai, mi piace molto la ricerca del suono e apprendere delle sfumature anche da altri generi. 

Nel tuo brano Impressione dici “noi non lacrimiamo, sono i pensieri che ci annebbiano la testa”. A tuo parere da dove scaturisce l’annebbiamento mentale che viviamo come società?

È una domanda molto aperta, quindi non saprei rispondere, ci vorrebbe troppo tempo! Superficialmente e cercando di riassumere, nel mio caso quest’annebbiamento era riferito a pensieri ossessivi, all’avere tendenze depressive, all’ansia in generale, insomma volevo concentrarmi su quanta potenza ha il nostro pensiero e quanto influisce sulla nostra vita. Viceversa, la nostra vita, le nostre condizioni e la società, influiscono sulla nostra salute mentale. 

Nel 2020 ha pubblicato il videoclip di Antidoto: una danza non-stop contro una malinconia che non riesci a spiegare, ma che accetti per quella che è. Ora riesci a dare un significato alla tua tristezza, o per te rimane ancora un mistero da mistificare come si può? In generale, ritieni che la musica possa portare supporto al disagio sociale che le nuove e vecchie generazioni stanno vivendo? 

Sì, la tristezza è un mistero da mistificare come si può, per quello secondo è importante accettarla, poi a me serve essere triste in alcuni momenti, mi aiuta a schiarire le idee. Io penso che la musica possa portare supporto al disagio sociale e viene sfruttata troppo poco, sento un sacco d’ingiustizie, di tematiche importanti d’affrontare, problemi che abbondano che, la musica in se probabilmente non può risolvere, rimangono lì inutilizzati. Sarebbe bello portare un po’ di rivoluzione tramite la musica, sfruttarla come un mezzo potente, com’è stato in passato. La cosa che mi ha sempre smosso è l’ingiustizia, e vorrei concentrare questa rabbia e frustrazione, poiché mi sento impotente, nella mia musica. Devo ancora trovare la forma comunicativa più efficace, ma lo voglio fare. 

Uno dei temi che affronti nella tua musica è l’ansia del futuro. Stiamo attraversando un periodo politicamente e socialmente molto complesso in cui il mondo sembra essere diviso tra chi crede nella necessità della guerra e chi nell’urgenza della pace. Tu come ti schieri in questa nuova incertezza? 

Non credo di avere gli strumenti adatti per rispondere in maniera esaustiva, penso sia scontato che mi ritenga a favore della pace.

Nel web spopolano le immagini sullo schiaffo di Will Smith a Chris Rock alla sera della premiazione degli Oscar. Come donna pensi che anche questo evento sia frutto di un atteggiamento maschilista e patriarcale? Più in generale, pensi che la tua musica ricopra un ruolo anche nello sfatare questi stereotipi di genere?

Anche questa è una domanda a cui è difficile rispondere, sicuramente non condivido ciò che ha fatto Will Smith, l’idea della donna che dev’essere difesa dall’uomo è parte del pensiero culturale con cui cresciamo, e speriamo di estirparlo presto. 

La mia musica non credo tenda a sfatare stereotipi di questo genere, nella mia testa io vivo come se non ci fossero, preferisco sfatarli nel mio modo d’essere piuttosto che nel scrivere una serie di luoghi comuni nelle canzoni per cercare di fare la canzone femminista.

Il 23 aprile farai parte della nostra crew del Simposio nell’ecovillaggio Centro Panta Rei. In un periodo come il nostro, dove siamo sempre più spinti verso una frenetica evoluzione individuale e materiale, pensi che le realtà di collettività e natura come le nostre possano aiutare a risvegliare i nostri veri valori umani?

Sì, io penso che sia bello partecipare a queste realtà! Mi è capitato anche l’anno scorso di partecipare ad una residenza artistica di due settimane sul mare in una grotta a scrivere con altri artisti, è stato fantastico, ha portato freschezza al mio modo di pensare, che mi stava affossando, e sono rinata. Tutto ciò è anche dato dalle persone con cui stai attorno, non sempre abbiamo la fortuna di conoscere persone in grado di arricchirci o stimolarci.

Cosa ci possiamo aspettare dalla tua prossima performance: un “sogno fuoriposto” o una “realtà pura e vivida”?

Penso sia un mix di entrambe le cose, direi un sogno vivido! 🙂

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Quali artiste femminili hanno maggiormente influenzato la tua musica?

Che consigli daresti ad una ragazza che vuole iniziare a fare musica?

Non perderti nemmeno una briciola di bellezza resistente.