Zucchero filato

zucchero filato

Zucchero filato

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Zucchero filato

A volte quando cammino per strada

Mi sento zucchero filato

In un mare di mosche.

Così ho imparato la lezione.

Ho imparato ad evitare le strade che amavo

A tenere in mano l’appuntita chiave della macchina

Mentre velocemente torno al parcheggio

E la stringo tanto da quasi soffocarla.

Ho imparato ad avere paura della mia ombra

Del rumore dei passi dietro di me

A guardarmi le spalle appena tramonta il sole.

La vellutata bellezza della notte

Ora vivida ansia tessuta attorno a me.

Ma un giorno

Ho deciso di dimenticare la lezione.

Ho dimenticato di evitare le strade che amavo

E mi sono accorta che nel tempo

Gli odori nell’aria e i visi che le abitano sono mutati.

Ho dimenticato di stringere la chiave

E ho finalmente ammirato il verde panorama

Che porta dalla stazione al parcheggio.

Ho dimenticato le ombre ed il buio

Che incessantemente mi inseguivano

E finalmente ho imparato a godermi le stelle.

A volte quando cammino per strada

Mi sento zucchero filato

In un mare di mosche.

Ma non mi importa più.

 

Ho scritto questa poesia, “Zucchero filato”. per parlare di un tema a me molto caro. Crescendo donna ti abitui a seguire delle regole non scritte per proteggerti e rimanere al sicuro. Il mondo, se vissuto da sole, è pericoloso, spaventoso. Le tenebre non sono più quelle di quando eri bambina, dove immaginavi fate che di notte si nascondevano nei boschi sotto alle stelle. Diventano dimora di maniaci, stupratori, ubriachi, violenti.

In un mondo giusto non ci verrebbe chiesto di escluderci automaticamente certe possibilità, come camminare liberamente di notte in città da sole, o uscire con un vestito corto, o visitare determinate parti di una città. Inizialmente ero molto scettica nei confronti di queste regole. Era veramente così là fuori? Era vero che ad ogni angolo mi attendeva un mostro come quelli del telegiornale? ne dubitavo. Poi ho iniziato a percepire gli sguardi sul mio corpo, ad essere seguita lungo le strade.

Per tre giorni un uomo mi ha seguita e fissata alla stazione del treno, osservandomi anche da fuori dal treno e fissandomi con uno sguardo malato, finché il mio treno non partiva. In quel periodo ero fragile, giravo con le stampelle per un incidente. Ogni volta che arrivavo in stazione e lo vedevo ed ero sola, mi sentivo vulnerabile. Per un po’ ho smesso di prendere il treno, e quando ricominciai a farlo ero senza stampella e con un colore di capelli meno appariscente. Non mi riconobbe e mi lasciò in pace.

Così ho capito che purtroppo quelle regole servivano. Ho capito che veramente in ogni angolo può nascondersi un mostro. Per un po’ mi sono preclusa molte cose. Ho smesso di andare in certi posti, e di vestirmi in modo appariscente. Ho iniziato ad avere paura, a tenere le cuffie mentre camminavo ma senza musica, per ascoltare eventuali passi dietro di me. A guardarmi sempre le spalle, tenendo le chiavi in mano in caso di eventuale difesa.

Però ad un certo punto qualcosa mi è scattato dentro. Ho capito che semplicemente non era giusto. Non era giusto che io mi precludessi qualsiasi cosa a causa di certi uomini. Dopotutto non è proprio quello che quei maschilisti vogliono? Che io mi senta debole, spaventata, inerme, per esercitare la loro forza su di me? Ho deciso che io non ci stavo, e ho rotto tutte le mie regole.

Lo ammetto, se devo andare in stazione di notte porto ancora con me il mio spray, spray che mi ha regalato il mio ragazzo oltretutto, perché conscio delle preoccupazioni che mi dà il suo genere. Ma ora sono libera. E se mi succederà mai qualcosa, perché ho osato uscire da sola di notte o anche solo esistere nel posto sbagliato al momento sbagliato, sarà stato per essere libera e me stessa. E non per essere zucchero filato in un mare di mosche.

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