Castel Volturno

Castel Volturno: quando gli immigrati si ribellarono alla camorra

Alex, Kwako, Ababa, Eric, Kwame, Adams. Sono questi i nomi delle vittime della Strage di Castel Volturno, avvenuta il 18 settembre 2008, esattamente 11 anni fa. Giovani immigrati, lavoratori, ragazzi in cerca di un futuro diverso, rimasti uccisi, invece, nel nostro “civilissimo” Paese per mano dell’italianissima camorra. Quel giorno un commando del clan dei casalesi, facenti capo a Giuseppe Setola, fece irruzione nella sartoria “Ob Ob exotic fashion”, sparando su chiunque fosse nero. Solo Joseph Ayimbora si salvò (restando a terra e fingendo di essere morto, nonostante fosse stato colpito a gambe e addome) e riuscì in seguito ad identificare gli esecutori della strage. Tutte le vittime furono dichiarate estranee a qualsiasi attività criminale, rapporto o coinvolgimento con i clan mafiosi del territorio, italiani e non.

Il giorno dopo avvenne qualcosa di eccezionale, un evento unico nella storia italiana: gli immigrati di Castel Volturno organizzarono una rivolta popolare che coinvolse tutta la comunità africana del luogo. Centinaia di immigrati scesero per le strade a manifestare contro la criminalità organizzata, ma anche contro le autorità, pretendendo che i colpevoli della strage venissero presto assicurati alla giustizia. Un gesto coraggioso di ribellione e denuncia di cui, purtroppo, si parla troppo poco e che viene anzi colpevolmente dimenticato.

Chissà come sarebbe diverso il mondo se tutti gli oppressi davvero unissero le proprie forze, in solidarietà reciproca, invece di praticare la divisione e farsi la guerra a vicenda.

Ci sono battaglie che aspettano ancora di essere condivise.

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