Credevamo di essere soli: storie dal Rwanda

Credevamo di essere soli - Rwanda

Credevamo di essere soli: storie dal Rwanda

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Il racconto di Giorgio Barbieri, che condivide con noi uno spaccato della sua esperienza in Rwanda come volontario dell’associazione Granello di Senape. Nelle sue parole, la semplicità di chi cerca, nel suo piccolo, di aiutare il prossimo. 

«Credevamo di essere soli».

Questo il saluto quando ce ne siamo andati dal Rwanda. Quattro ragazzi di strada, quattro dei tremila che la notte dormono nei fossati ai bordi delle strade e di giorno vivono di qualche furtarello, di un aiuto a qualche vecchia signora, che si riparano dove capita quando piove e i fossati si riempiono d’acqua. Ragazzi rifiutati dalle famiglie, orfani, che in qualche modo sono rimasti soli fin da piccoli e che si sono dovuti arrangiare. Ogni tanto una retata della polizia, un po’ di botte, qualche sera in cella e poi di nuovo in strada.

Grazie al lavoro dell’equipe GdS di Musanze, che ha riunito una decina di ragazzi sui 19-20 anni, abbiamo offerto loro la possibilità di diventare falegnami, abbiamo detto loro di pensarci e a chi fosse stato d’accordo di presentarsi il giorno dopo alle 8 del mattino. Si sono presentati in cinque e subito abbiamo iniziato a lavorare. Prima un po’ di disegno, poi taglio e assemblaggio di semplici scaffali… l’entusiasmo cresceva giorno dopo giorno.

Ogni mattina eccoli arrivare puntuali e si cominciava. Poi alle 13 il pranzo, finalmente un pasto, anche se semplice (riso, patate e fagioli), ma sufficiente per soddisfare un po’ la loro fame atavica, ed averlo assicurato tutti i giorni è stato già un risultato. Una mattina uno dei ragazzi non si presenta, i suoi compagni ci dicono che è stato arrestato nella notte durante una retata della polizia, ma non sembravano preoccupati. Ci dicono che succede spesso: due o tre giorni  in cella e poi si è rilasciati, con qualche segno in più sul corpo. Prima di partire abbiamo trovato loro una casetta, come tante da quelle parti: tetto in lamiera e pavimento in terra battuta, ma pur sempre un tetto.

Oggi questi ragazzi hanno una falegnameria, piccola e per ora con pochi attrezzi, ma riescono a lavorare e a sopravvivere. Una cassa comune permette loro di reinvestire una parte del loro guadagno in materiali e quindi di poter continuare a lavorare. Un giorno a settimana fanno formazione con l’equipe del posto, imparano a leggere e a scrivere, imparano a tenere i conti della falegnameria, e intanto altri ragazzi si affacciano a vedere come funziona.

E mentre io mi occupavo di avviare questa piccola attività, altri incontravano donne finite in strada a causa dell’indigenza. Da queste riunioni sono nati gruppi che ora si occupano di allevamento e agricoltura e uno di piccolo commercio. Allevamento e agricoltura: si tratta di due capre e un terreno piantato a patate, ma già con questi ricavi queste donne si possono assicurare un pasto quotidiano e sono affrancate dalla strada, mentre la cassa comune permette loro di allargare lentamente la loro attività.

Prima di partire i ragazzi ci hanno abbracciato mentre ci ripetevano «credevamo di essere soli». , Ed è questo il ricordo più bello.

Credevamo di essere soli - Rwanda

Credits: Grandello di Senape

Per altre info su Granello di Senape vi rimandiamo al sito ufficiale www.granellodisenape.org 

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