L’exploit delle Sardine che stanno arrivando anche in Abruzzo

– di Edoardo Raimondi

 
Firenze batte Bologna 40mila a 15mila. L’ha dovuto riconoscere anche Mattia Santori, uno dei quattro organizzatori del movimento delle “Sardine” che in questi giorni sembra aver compiuto un vero e proprio miracolo – non fosse per il fatto di aver spodestato, dopo troppo tempo, l’asfissiante primato mediatico “salviniano”. E questo per una ragione ben più reale del “vinci Salvini” di turno: in questi giorni a riempire le piazze di Bologna, di Firenze e di almeno altre quaranta città italiane – ieri a Milano erano in 25 mila – sono state persone in carne ed ossa che si riconoscono in precisi valori politici e culturali, in primis in quelli sanciti dalla Carta costituzionale.

Nato in Emilia Romagna per reagire al clima d’odio sociale e alla “guerra fra poveri” alimentati strumentalmente dalle destre, il movimento delle Sardine è frutto di un’idea di Santori, Roberto Morotti, Giulia Trappoloni e Andrea Garreffa – i quattro trentenni che hanno fatto ampiamente parlare del loro progetto nato in poche ore attraverso i social, la cui finalità immediata resta quella di scongiurare una vittoria sovranista alle prossime elezioni regionali emiliane.

Dopo il lancio, però, c’è stato un vero e proprio exploit non previsto, quello che in poco tempo si è trasformato in un fenomeno politico embrionale in grado di mobilitare migliaia di persone – le stesse che sino a qualche giorno fa, magari, sarebbero rimaste a casa. Perché, a dispetto dei soliti noti detrattori – in primis, ovviamente, di quella sinistra impegnata, negli ultimi 15 anni, a “scindersi sempre di più”, seguendo la “strategia” illustrata qualche anno fa da un magistrale Corrado Guzzanti nelle vesti di Fausto Bertinotti – si diceva, l’aspetto forse più importante di tale
fenomeno è che all’interno di un contesto storico e internazionale che vira sempre più verso il particolarismo politico, culturale, economico e sociale, di contro è in atto una risposta vigorosa che pare voler scavalcare anche i confini nazionali.

Il tutto, per rispondere al sovranismo populista propagandato da “capitani” e da “meloni” – quello che continua a sfruttare vecchie e nuove nostalgie nettamente fascisteggianti, a vantaggio di determinate élites emergenti e pur sempre custodi del medesimo e indiscusso modo di produzione capitalistico. È vero, parlando in questi termini di ciò che animerebbe il fenomeno Sardine forse ho già fatto il passo più lungo della gamba. Quel che è certo, per ora, è che questo nuovo movimento non ha problema alcuno a definirsi costituzionalmente antifascista. La situazione, certo,
è ancora magmatica, il che non dovrebbe stupire di fronte a una nuova realtà in movimento. E piuttosto che rimanervi “di fronte”, scorgendone giustamente i limiti naturali e tipici “dell’inizio”, forse sarebbe meglio “starci dentro” in una prospettiva squisitamente costruttiva – dato che, oggi, questo sembra essere il canale più efficace per tentare di neutralizzare linguaggi, pratiche e scelte politiche perpetuate quotidianamente da precise forze reazionarie (in Parlamento e non).

Del resto, le Sardine sono a-partitiche (patti chiari, amicizia lunga: nessuna sigla nelle piazze), ma non anti-politiche o contro la rappresentanza politica tout court. Che poi vi siano personaggi che tentino di screditare sin da subito la neonata forza trainante – magari appellandosi a pseudo-teorie complottiste per cui c’è sempre qualcuno che “muove i fili da dietro le quinte” – ebbene, questa resta una narrazione vista e rivista almeno un migliaio di volte
(comprese le meticolose e servizievoli “schedature” a danno di chi proprio non riesce a provare certi afflati “nostalgici”). Il fatto è, invece, che le persone scese in strada in questi giorni, in tantissime città italiane, non intendono affatto costituire un nuovo partito da cui si possano sfornare altri candidati ad hoc. Le Sardine, piuttosto, sembrano dire a quella precisa area politica e culturale che dovrebbe ascoltarle: bisogna cambiare passo, non c’è più tempo.

Innanzitutto, tornare nella realtà e nelle strade e non rimanere intrappolati nella rete di finti utenti social, di like e di sondaggi fittizi. E allora “Saltiamo fuori dalla rete”. È proprio così che le Sardine d’Abruzzo hanno voluto lanciare la loro manifestazione regionale che si terrà a Pescara il prossimo 7 dicembre. Non a caso, l’appuntamento è in piazza della Rinascita (Salotto) alle 18,30. Rinascere, si capisce, per fermare l’odio sociale mascherato da puro buon senso: «Nessuna bandiera, nessun partito, nessun insulto» ricordano le Sardine abruzzesi, giacché è arrivato il momento di dire con forza: «L’Abruzzo si Slega».

Qui per aderire al gruppo ufficiale Le Sardine d’Abruzzo.

Non perderti nemmeno una briciola di bellezza resistente.