Noi siamo la cura: il documento femminista che guarda al futuro post-Covid

la cura siamo noi - illustrazione di Sheyda Sabetian

Noi siamo la cura: il documento femminista che guarda al futuro post-Covid

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Ripartire da un nuovo paradigma della cura, intesa non più semplicemente come «una questione di migliore redistribuzione di compiti tra uomini e donne, né tra servizi sociali e famiglie», ma come una rinegoziazione radicale dei modelli e dei rapporti di forza su cui si fonda la nostra società. È questa la proposta portata avanti dall’Assemblea della Magnolia, nata a Roma 6 mesi fa sull’onda lunga della pandemia, grazie all’impegno e al desiderio della Casa internazionale delle donne e di numerose associazioni, gruppi e individui, che ora mettono a disposizione un vero e proprio documento politico [che alleghiamo a fine articolo] allo scopo di rimettere al centro la prospettiva femminista e ribadire l’importanza della presenza delle donne e di tutte le soggettività marginalizzate nel dibattito sul futuro post-pandemia.

«Non c’è più tempo. Per il pianeta, per il nostro mondo, per le nostre vite. Noi siamo la cura»: così si legge nel documento, arrivato nella giornata di ieri anche sulla scrivania di Mario Draghi, passando per istituzioni, rappresentanti politiche italiane ed europee, operatrici della salute e della scuola, volontarie e collettivi femministi, con l’invito a sottoscriverlo, discuterlo e farne strumento di intervento politico ma anche conflitto, come si legge in un post sull’account Facebook della Casa delle donne.

Dall’inizio dell’emergenza sanitaria da Covid-19 abbiamo assistito alla puntuale esclusione delle donne e di tutte le soggettività “femminilizzate” e marginalizzate dai tavoli decisionali della politica e del dibattito pubblico. Questo ha causato un’ulteriore invisibilizzazione delle competenze, dei saperi e delle esperienze delle donne, oltre che dei nodi critici e dei nervi scoperti che il Coronavirus ha invece ferocemente esposto e che sono stati presto riassorbiti nella narrazione di un “ritorno alla normalità”. Con questo mantra ormai stanco si è tentato di procedere a tentoni continuando a tracciare linee solo apparentemente confuse, che celano invece un disegno ben definito: riproporre quelle stesse idee e quegli stessi modelli su cui abbiamo edificato l’Antropocene e che ci hanno condotto alla catastrofe,  ignorando quei segnali – presenti ben prima dell’arrivo del virus – che ne presagivano invece il totale fallimento. «È esplosa la fragilità dei corpi e delle nostre vite, l’interdipendenza delle relazioni, i bisogni della cura del vivere. Ma questa esperienza collettiva oggi non trova significato», si legge ancora.

Eppure il Covid smentisce ogni continuismo, dichiarando i bisogni della cura, dell’ambiente e della democrazia «definitivamente non compatibili con l’interesse di un’economia del profitto». E allora la volontà è quella di ripartire proprio da qui, dal bisogno e desiderio di riempire questo vuoto di significato, di mettere in discussione e problematizzare proprio quel concetto di normalità che si è imposto attraverso accumulazione, sfruttamento, esclusione, precarizzazione di vite e corpi e «stereotipi che accettano la divisione sessuale del lavoro come ordine naturale, lasciando le donne senza libertà».

E se sono state proprio le donne a pagare il prezzo più alto di questo pandemia, non c’è però spazio per il vittimismo. La proposta portata avanti dall’Associazione Magnolia scansa l’ottica della “tutela” per posizionarsi come rivendicazione orgogliosa del ruolo e della voce delle donne nella costruzione di altri futuri e mondi possibili, mettendo in campo proprio quell’appropriato, invisibilizzato ma instancabile impegno delle donne verso la “cura del vivere” che è il punto di partenza per un cambio radicale di paradigma. Scrivono: «la cura che mettiamo al centro della politica è qualità dei corpi e delle menti, delle differenti soggettività, del legame sociale e della interdipendenza. È cura dell’ambiente, dei territori urbani, dei beni comuni. È cura del linguaggio, della ricchezza del multiculturalismo, dei saperi, dell’educazione ed istruzione, dalla prima infanzia alla vecchiaia. È cura del lavoro, della sua dignità e della sua qualità».

Scuola, salute, ambiente, lavoro, diritti: è il momento di rimettere al centro del dibattito questi termini, riconoscendoli come beni fondamentali e irrinunciabili. È il momento di ripensarci come società, di “fare comune”, di intrecciare lotte, saperi, vissuti, corpi, esperienze con la consapevolezza che il Covid non è «una guerra da vincere» per tornare ad una normalità viziata in partenza da ingiustizie e mancanze, ma un’occasione per immaginare nuovi modi per stare al mondo, insieme, e prenderci cura di noi stess*, dell’altr* e del Pianeta che abitiamo.

Un impegno ed una responsabilità che non può che essere condivisa.

>Qui il documento integrale: https://www.casainternazionaledelledonne.org/index.php/eventi/non-ca-pi-tempo-per-il-pianeta-per-il-nostro-mondo-per-le-nostre-vite-noi-siamo-la-cura-1914

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