Quando scopri chi fa paura davvero

Quando scopri chi fa paura davvero

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Mitra, fucili, pistole, carabine, bombe, un missile. Sì, anche un missile. Di quelli grandi che si vedono nei film di guerra hollywoodiani. Lucido, grigiolino, con le venature metalliche disegnate sopra che lo fanno sembrare un giocattolo da regalare al nipotino eccentrico a Natale. Così, ad una prima occhiata, pare di osservare la rappresentazione dei resti di un campo di battaglia presa in prestito da qualche videogioco coreano. Invece è l’immagine di una terribile realtà, italiana, contemporanea.

L’altro ieri in tutto il nord Italia le Forze dell’Ordine hanno eseguito un blitz che ha portato all’arresto di numerosi esponenti di cellule terroristiche di estrema destra. Nei loro covi nascosti sono stati rinvenuti arsenali militari, armi ed esplosivi da fare gola al peggior trafficante di morte. Delle domande si impongono, allora. Chi è che realmente mina la nostra sicurezza? Da chi dobbiamo difenderci? Possibile che dopo decenni di storia repubblicana ci troviamo (ancora) a convivere con organizzazioni neonaziste pronte a scatenare una guerra ideologica? E davanti a tutto questo, qual è la reazione delle istituzioni? E noi, cittadini e cittadine, come reagiamo?

Ecco. Questa, l’ultima, mi pare la domanda più importante. Assuefatti da una comunicazione martellante rivolta oltre i nostri confini, geografici o culturali, abbiamo dimenticato che il germe della cancrena è in realtà ben innestato nelle nostre viscere, tra le nostre strade, a lato dei nostri giardini ben curati. Non nasce in un paese lontano, non viaggia su barche di legno scolorito, né tanto meno parla una lingua straniera. È figlio di anni muti in cui abbiamo imparato a vendere il ricordo della nostra storia recente in cambio di una euforica anestesia della mente, cullati dalla comoda illusione che ciò che è accaduto in Europa 60 anni fa fosse un inciampo della storia, qualcosa che non può tornare semplicemente perché appartiene ad un’epoca lontana e straniera.

Oggi ci svegliamo sgomenti. Scopriamo che tutto ciò che abbiamo imparato a fuggire è in realtà parte di noi stessi, membra marce del nostro presente. Non il diverso, non lo straniero, ma la nostra cultura che si è abituata ad accettare ogni cosa ed ha permesso che oggi, nel 2019, a Torino, una organizzazione di persone potesse radunarsi inneggiando a Hitler all’ombra di un lancia-razzi da 470.000 euro perfettamente funzionante. Il nostro silenzio permette quotidianamente che organizzazioni neofasciste come CasaPound continuino ad essere tollerate e che i suoi esponenti occupino (abusivamente) le stanze del palazzo di via Napoleone III a Roma. È nostro il problema, è culturale, siamo noi che troviamo più facile prendercela con il debole diverso che con le parti imputridite della nostra società.

La civiltà si costruisce pezzo pezzo e quando ci si trova davanti alla realtà del proprio decadimento bisogna avere il coraggio di farsi piccoli, umili, per ripartire da ciò che ci ha unito. È un impegno che ci accomuna tutti e tutte, esimersi equivale a lasciare che la cancrena mangi anche le membra sane.

Un missile ci ha sfondato la porta di casa. Non lasciamolo come souvenir tra le cornici impolverate, rimandiamolo al mittente. Subito.

 

Foto: ANSA

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