Eleonora a La Paz

Non c’è nulla da dire: il tempo vola

– di Eleonora Trapletti

 

Tra le Ande Eleonora ha trovato un luogo dove riflettere e scoprirsi diversa. Il tempo non ha sempre lo stesso valore.

 

“Il tempo non va misurato in ore e minuti, ma in trasformazioni”

Voglio iniziare la mia riflessione con questa frase che per me è colma di significato.

In generale il tempo vola, ma devo ammettere che quest’anno è stato qualcosa di esagerato e le trasformazioni che ho vissuto sono state molteplici.

Guardo il calendario appeso alla parete dell’ufficio e riconfermo il fatto che siamo a metà marzo e il mio servizio civile sta giungendo al termine.

Ansia;

manca poco e ho ancora troppe idee da realizzare, persone da conoscere, emozioni da vivere.

Un anno vola e tra l’ambientarsi, capire come funziona un sistema diverso da quello a cui si è abituati e il concretizzarsi delle proprie idee, il tempo non basta.

Quest’anno è volato. Nonostante tutte le difficoltà ho avuto sempre la sensazione di stare facendo il percorso che ho sempre voluto: ho lottato e sono andata avanti perché ho sentito di essere nel momento e posto giusto.

Si parla di emozioni…quelle che ti invadono e che ti intrappolano…

in Bolivia ho avuto la fortuna di provare sensazioni molto diverse e discordanti tra loro.

Fin da subito questa parte di mondo mi ha colpita,

i suoi colori, la cultura, le persone hanno reso durante quest’anno tutto molto diverso, tutto molto più bello…

La Bolivia….

chi l’avrebbe mai detto che mi avrebbe colpito  in maniera così profonda.

Ho cercato di vivere e di sfruttare qualsiasi occasione che potevo per conoscere al meglio questa cultura e devo ammettere che più passavano i giorni e più mi affezionavo.

La semplicità delle persone, il loro modo di accoglierti e di avere sempre un piatto di cibo pronto per te a qualsiasi ora del giorno,

l’augurarti “que te vaya bien” o “cuidate” alla fine di ogni scambio di parole o incontro,

i ringraziamenti a ognuno che è seduto al tavolo alla fine di un pranzo o una cena,

dire “buon provecho” (buon appetito) ogni volta che vedi qualcuno mangiare,

salutare con un bacio tutte le persone che si trovano nella stanza e salutare ogni volta che si sale su un minibus.

E’ vero sono piccole cose, ma fanno la differenza. E se le vivi quotidianamente ti fanno riflettere e creare inevitabilmente dei paragoni.

Penso alla difficoltà che avrò quando sarò in Italia, tutto così diverso, ma allo stesso tempo interessante vedere come le cose e io saremo cambiate dopo quest’anno.

In alcuni momenti mi sembra di aver vissuto in un mondo che si è fermato a molti anni fa rispetto a come sono abituata in Italia, ma è proprio questo il bello.

Salire su micro (bus) antichi, minivan che sfrecciano all’impazzata e ogni volta rischiare un incidente, caseritas che vendono di tutto in strada (cose che non immagineresti mai).

Murales a La Paz

Murales a La Paz.

Insomma La Paz o la ami o la odi,

io fortunatamente l’ho amata fin da subito e per questo ho potuto vivere appieno e con molta serenità questo periodo.

L’ambiente favorisce l’andamento di una esperienza, è vero, ma mi ritengo fortunata di essere stata selezionata per questo progetto in ambito di giustizia.

E’ stata un’esperienza forte che mi ha insegnato moltissimo anche dal punto di vista professionale e personale.

Sono cresciuta grazie alle persone che ho conosciuto, alle storie di vita che ho ascoltato, ai viaggi e a tutto quello che ho visto.

Di tutto questo non potrò  mai pentirmene.

Ricordo ancora i dubbi che ho avuto prima di presentare la candidatura, il fatto che alcuni dicevano che sarebbe stato “ancora” un anno di “solo esperienza”, che avrei perso tempo e che ormai dovevo mettere la testa a posto e non partire.

Ma ancora una volta la mia testardaggine ha avuto la meglio e non posso che esserne felice.

Ho fatto quello che ho sempre desiderato: lavorare in carcere, lavorare in progetti e inventare nuove cose.

E’ stato stimolante e bello e ora non posso fare altro che guardarmi indietro e sentirmi soddisfatta del mio percorso.

C’è ancora  (molto) altro da fare e quello che ho fatto è solo una piccola parte, però

so che la sensazione di benessere e il “sentirmi a casa”  è sempre stata una costante.

Stare lontana da casa a volte, soprattutto durante il periodo natalizio, mi è pesato, ma il calore della mia famiglia e dei miei amici mi hanno aiutata nei momenti complicati, ad affrontare anche le peggior cose che mi sono successe con determinazione e convinzione, pensando che non tutto viene a caso, ma sempre per una ragione.

C’è una canzone di Francesca Michelin che ogni volta che la sento mi fa venire i brividi:

“ È l’umanità che fa la differenza
Portami in Bolivia per cambiare testa
Portami in Bolivia per cambiare tutto
Spegnerò il telefono
Sarò libera, indipendente
Ma non ho, non ho bisogno di niente”

In verità avrò  sempre bisogno di qualcosa, ma per ora posso dire che mi sento completa, appagata e soddisfatta per la decisione che ho preso, per essere andata dall’altro lato del mondo, in un posto molto diverso da dove vivo io, ma che proprio per questo mi è piaciuto e mi ha reso felice nella sua semplicità.

So che non è un addio, ma è un arrivederci, almeno per un po’.

Grazie C.V.C.S per avermi selezionata,

Grazie Sara,

Grazie Lidia,

Grazie compagni di lavoro di Qalauma,

Grazie ragazzi/e di Qalauma,

Grazie compagni di avventura di servizio civile 2019/2020 e altri volontari che vivono a La Paz,

Grazie colleghi di lavoro boliviani e italiani,

Grazie cholitas che mi avete insegnato molto(anche se voi non lo sapete)

Grazie Bolivia,

 

Grazie famiglia stretta e allargata che mi avete sostenuta,

Grazie amici italiani,

Grazie amici di tutto il mondo

 

SEMPLICEMENTE GRAZIE, E’ STATO UN ANNO FANTASTICO.

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