Protestare per delle idee

Sardine in piazza San Giovanni

Protestare per delle idee

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Al netto di qualsiasi valutazione politica, le Sardine sono riuscite in qualcosa che, nei termini di una mobilitazione così vasta e duratura, non s’era mai visto nella storia recente: protestare principalmente per diritti altrui, semplicemente perché è giusto.

 

Basta un fugace sguardo indietro per scoprire che nell’ombra anche dei più romantici e poetici momenti della storia recente si sia (quasi) sempre annidato un germe di sana opportunità. Guardando la giostra di principi e cause che ha accompagnato i piccoli grandi eventi del passato, sembra di cogliere una sorta di file rouge che ci condanna senza rimedio: siamo incapaci d’inseguire le aspirazioni più eteree e profonde quando lasciate libere di galleggiare fuori dagli inciampi del presente. Proteste, manifestazioni di massa, rivoluzioni, per giuste e sacrosante che possano esser state nelle motivazioni e nelle conquiste sociali, hanno trovato, nella stragrande maggioranza dei casi, la causa scatenante in un appiglio dei tempi, nell’istinto di difesa di un diritto strettamente personale.

Qualche esempio. Rosa Parks accese la stagione delle lotte per i diritti degli afroamericani negli Stati Uniti perché sentì violato il proprio diritto di riposare comodamente sul sedile del bus al termine di una dura giornata di lavoro, come era permesso ai passeggeri bianchi. Andando a ritroso, la rivoluzione francese: le classi più povere vivevano un momento storico di estrema indigenza e videro nello sconvolgimento dell’ordine costituito l’unica soluzione per far valere il proprio sacrosanto diritto ad una vita dignitosa.

Saltando in avanti di un paio di secoli scopriamo, ancora oggi, che la storia è poco più d’un filo d’edera riannodato sul proprio ieri. Il 2019 è stato un anno epocale per il numero di proteste e rivolgimenti sociali scoppiati nel pianeta. Basti pensare al Sud America, dove le popolazioni d’intere nazioni sono scese in piazza per denunciare la violazione dei più basici diritti economici e civili, o all’Europa, dove il movimento Fridays For Future ha portato in strada migliaia e migliaia di persone per chiedere nuove politiche ecologiche a livello mondiale. Ecco, entrambi questi recenti filoni di protesta sono nati, come è accaduto nei decenni precedenti, da una minaccia impellente e concreta che ha scalfito il benessere sociale di chi poi ne faceva parte. In Cile la piazza è insorta di fronte all’ennesimo aumento della tariffa dei trasporti pubblici, in Ecuador a seguito della revoca dei sussidi per il carburante. Anche i manifestanti rappresentati da Greta Thunberg sono mossi da una profonda motivazione personale: migliorare la sostenibilità delle economie, soprattutto occidentali, per garantire a se e propri figli/e un pianeta in salute.

Santiago del Cile - proteste

Proteste a Santiago del Cile.

Sfogliando le pagine degli eventi storici, sembra che fino ad ora non sia esistito un movimento o un moto di piazza, vasto e duraturo, capace di catalizzare l’interesse delle folle per dinamiche e realtà sociali che non fossero strettamente legate alle storie di chi se ne facesse carico. Almeno fino a qualche mese fa.

In Italia infatti, a novembre, nasce in maniera del tutto spontanea un movimento che si fa portavoce di necessità e diritti altrui. Si cominciano ad urlare valori sociali quali “inclusione”, “accoglienza”, “rispetto delle diversità”, ed a farlo non sono coloro che la violazione di quei valori sono costretti a viverla quotidianamente, almeno non solo. Anzi. Scendono in piazza giovani e anziani, donne e uomini, universitari e pensionati. Scendono in piazza perché stanchi di vedere scene di razzismo che non hanno come bersaglio diretto loro; scendono in piazza perché stanchi di sentire una comunicazione tossica che non umilia direttamente loro; scendono in piazza perché convinti che dalla misura dell’inclusione degli ultimi e più piccoli si giudichi la grandezza dell’intera comunità.

È lo stravolgimento di un paradigma, la sovversione dello status quo radicato in secoli di piazze. Le Sardine, da Bologna fino a Roma, da Milano sino a Palermo, incarnano nelle stesse motivazioni di base un modello completamente nuovo di fare protesta: svestirsi delle esigenze personali e contingenti per farsi portavoce delle istanze di chi non ha luogo e mezzi per farsi ascoltare. Immigrati, LGBTQ+, lavoratori precari, bersagli del cyberbullismo, tutte categorie di persone troppo spesso spogliate dei propri diritti umani e civili che trovano nel movimento delle Sardine un portavoce e ambasciatore prorompente pur non facendone necessariamente parte.

È qui la forza rivoluzionaria di quello che sta succedendo da qualche mese a questa parte nel nostro paese. Al di là del valore sociale, delle conquiste politiche, della capacità di dare uno scossone a un numero enorme di coscienze sopite, c’è lo spirito profondamente idealistico che anima la voce di chi scende in piazza: non a difesa di interessi strettamente personali, ma a baluardo di un principio, di un valore, di un senso di giustizia diffuso. Al netto di qualsiasi valutazione politica, sale a galla questo nuovo modo d’intendere la piazza, non più luogo di difesa di interessi ingiustamente violati o negati ma momento di esposizione a favore dell’altro. È un’apologia alla generosità intesa come principio democratico, qualcosa che fin d’ora non s’era mai visto in una scala così vasta.

Non sappiamo bene cosa effettivamente un movimento così potrà cambiare e quanto a fondo potrà scuotere le fondamenta del presente per farsi, in concreto, portavoce di un futuro diverso. Sappiamo però che portando centinaia di migliaia di persone in piazza per protestare a favore dei diritti e delle necessità di altre persone ha già raggiunto il significato del cambiamento anelato: essere portavoce e non solo argine, diffondere idealismo al di là del mero egotismo autoreferenziale.

Grazie alle Sardine abbiamo scoperto che le idee hanno voce e gambe da liberare al di fuori del perimetro di chi le respira quotidianamente. Abbiamo capito che la protesta può nascere da qualcosa di etereo e puro come il senso della giustizia. Abbiamo visto che la generosità sociale rappresenta più di un semplice vezzo per pochi ma è, finalmente, un catalizzatore di contenuti.

Tutto questo mi basta per sentire nel profondo una  fiera appartenenza. Aver dimostrato che, sì, manifestare per delle semplici idee è non solo possibile ma necessario rappresenta la vittoria su qualsiasi focolaio sovranista. Lì dove si cerca l’opportunità, viene anteposto il valore.

Allora dolce è naufragar in questo mare di semplice speranza.

Sardine d'Abruzzo - Manifestazione Chieti

Il 22 febbraio a Chieti ci sarà anche Aware.

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