Un mare di figli

Mare Onde Sonore

Un mare di figli

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l’Altro ieri a 00.51

Forse meglio lasciar parlare loro.

Mare e onde sonore

“Onde sonore” di Camilla Gramegna “Gramenji”

Il mare come simbolo dell’Inconscio, che porta con sé il significato di una parte sconosciuta.

Tutti guardano il mare ma in pochi si soffermano ad ascoltarlo.
E quanto ha da dire, questo mare?
Mai silente.
Semmai sussurra.

Allora allontanandoci dal quel fastidiosissimo e retorico “Diamo voce a chi non ne ha”, piuttosto soffermiamoci e ascoltiamo, perché non tutti gridano o hanno qualcuno contro cui farlo.
E così come il Sig. Mare anche i suoi figli, ancor ignoti, sanno e vogliono, possono parlare.

Consiglio appassionato: “Il Mare d’Inverno” della mia amata Loredana Bertè e se ci vogliamo mettere un chessòio di Dalla c’è sempre “La Casa in riva al Mare“, di cui ha fatto una bella interpretazione anche la Mannoia.

Mare e treno

“Da Milano ad Ancona” di Camilla Gramegna “Gramenji”

Il mare come simbolo del Destino, quell’insieme imponderabile di tutte le cause che si pensa determinino gli eventi della Vita.
Ineluttabile e potente.
Impropriamente destinazione e porto.

Parli di 20 km percorsi per dei fagioli, e chissà quanto erano buoni!
E noi quanti ne abbiamo fatti per giungere sino in Camerun?
Conseguenza di un beato e fortunato cortocircuito Antropologico.

Pensa, per avere il mio cortocircuito Antropologico dovetti andare sino all’altro Continente.
Scaturì al primo incontro con quei corpi solidi e così altri da quelli a cui ero abituata. Quei “sederoni” (e passami il termine) curvi e alti sui quali poggiano schiene possenti di Circe Africana. Avevo diciotto anni ed era la mia prima vita nel Continente Africano.
Precisamente in Zambia ma quasi al confine con lo Zimbabwe, dove di Missionari sulle rive del Zambesi ne ho incontrati tanti ma non avevano proprio niente a che fare con quel che sentivamo di essere noi in Camerun. Quel cortocircuito mi ha regalato una Laurea in Antropologia e le tante bellezze incontrate nel percorso che mi ci ha condotta. E poi la frustrazione di non saper più riconoscere Casa ma anche il nostro Incontro in Camerun e i desideri che maturo giorno dopo giorno. Ma soprattutto la determinazione nel consolidarli.

Ritornando a noi: penso a questa immagine, dove il Mare assume il potente significato di Destino che ci accompagna lungo le nostre rotte facendo da cornice, sebbene delle volte renda assillante la sua presenza.
Sempre lì e sempre pronto a generare, così come a distruggere.
Addolcisce e Tempesta. Chi lo sa!

Correva l’anno 2017. Quel giorno d’Agosto in una fuga da Milano ad Ancona il treno suonava Shifting Sands dei The West Coast Pop Art Experimental Band.

Mare

“Marrakech” di Camilla Gramegna “Gramenji”

Il mare come simbolo dell’Incontro, in direzione di quel movimento che cancella quella sfumatura ostile della parola Contro.

Il torpore che svanisce nell’incontro del primo piede coraggioso con il mare.
Il desiderio che tutto il resto del corpo avverte e la paura prima del tuffo.

Forse è più descrittivo il basso dei Tinariwen (+IO:I) in Sastanàqqàm

Mare

“Sottopasso a Lucca” di Camilla Gramegna “Gramenji”

Il mare come simbolo del Potere.
“E’ tutto una schifezza!” dici.
Mai io questa frase l’ho già sentita sulle riviera Adriatica, a Rimini, in quelle mattine dove le alghe infestanti impedivano, anche ai più coraggiosi, di tuffarsi in quell’incontro di cui parlavamo prima.

E quanto potente è il Mare.
Forse dimentichiamo le grandi storie dove il Mare ha sempre vinto l’Oscar come Miglior Nemico: Ventimila leghe sotto i Mari, Il Vecchio e il Mare e la poderosa Odissea.
Ma Odisseo durante il suo naufragio, sebbene dovette combattere contro quei mostri di Scilla e Cariddi, mai si trovò a doversi fare spazio tra ogni genere di rifiuto presente nel Mare.

E allora quante responsabilità abbiamo noi davanti al progetto ambizioso che un giorno queste grandi potenze ci saranno amiche? Il Mare, la Politica.

Anche io sono cresciuta con l’idea che la Politica italiana (ma anche più in generale) fosse una brutta storia. E anche io, con meno vergogna forse, ammetto di non saper argomentare questa mia posizione.

D’altronde sono un po’ della scuola di Bob Marley: “La politica non mi interessa. La politica è affare del demonio. I politici giocano con la testa delle persone. Mai giocare con la testa delle persone”.
Ma pensaci, se continuassi a non interessarmi di questa Politica, non potrei mai agire responsabilmente o meno e non potrei nemmeno oppormi, favorire, scontrarmi, disilludermi, riflettere. Non potrei esserci.

E ti dirò anche io ora voglio esserci, qui o altrove.

 

[Questo articolo è la risposta a quello di Stefano Codeluppi. Per leggerlo clicca qui]

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