Nel Festival delle Cose Belle c’è la società che vogliamo

Il Festival delle Cose Belle - Ferragosto Resistente 2021 di Aware ha rotto schemi e cambiato il linguaggio con cui viviamo i nostri corpi, disegnando una nuova possibilità di comunità. Vi raccontiamo i tre giorni divenuti quattro in cui abbiamo sperimentato il prototipo della società che vorremmo.
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La cosa più bella di questo weekend è stato arrivare a guardarsi negli occhi con persone conosciute appena qualche istante prima e sentire di essere parte di una piccola comunità, senza filtri, insieme”.

Questa è stata una delle tante testimonianze raccolte alla fine del Festival delle Cose Belle – Ferragosto Resistente 2021, ricevuta dalle labbra di chi il festival lo ha vissuto in prima persona, dal primo istante fino all’ultimo. Una delle tante condivisioni capaci di dare la misura di quello che ha rappresentato la tre giorni di musica, arte e incontro del collettivo Aware – Bellezza Resistente nel Bosco Ta-Pù di Passolanciano, nel Parco Nazionale della Majella, dal 13 al 15 agosto 2021.

La safe space di condivisione psicologica tra i faggi. Credits: Andrea Trono

In-sie-me” sono state le sillabe che hanno intessuto l’anima di ogni incontro.

Al di là della bellezza dei concerti dal vivo capaci di sconvolgere di emozioni i corpi in platea; al di là della creatività disarmante delle performance artistiche realizzate tra i faggi; al di là della profondità intima ed empatica avvertita nel corso dei workshop realizzati attorno alla tematica centrale delle sensazioni, quello che realmente ha riempito di significato ogni momento del festival è stato il sentimento di appartenersi reciprocamente come famiglia, come comunità, come alberi di una stesso bosco.

“Insieme” è stato il mantra che ha scandito il susseguirsi delle attività, segnando un filo rosso tra i corpi che ne prendevano parte e gettando le basi per un nuovo orizzonte di convivenza, un nuovo modo di percepirsi vicendevolmente.

In piccolo, in uno spazio limitato, il Festival delle Cose Belle ha rappresentato il prototipo di comunità che vorremmo vedere avverarsi ovunque: un luogo inclusivo e creativo in cui curiosità ed empatia allargano costantemente i confini della relazione, aprendo lo sguardo sulla diversità, oltre i pregiudizi e le paure.

I volti e le danze del nostro Festival delle Cose Belle: Carlotta e Thiago durante il concerto di Sandro Joyeux. Credits: Andrea Trono

La comunità che è nata tra i faggi di Passolanciano ha visto intrecciarsi più di cinquecento persone di ogni età, dai due anni fino agli ottanta, più di cento tende, oltre settanta artistə e performer provenienti da tre continenti e trenta ore di attività, dalla musica al teatro, dalla meditazione alla biodanza, dal cinema al live painting.

È stato un caleidoscopio di sensazioni sprigionate dall’unica volontà di generare uno spazio creativo in cui tornare a vivere la normalità delle relazioni, dopo mesi di stasi pandemica che ha affievolito l’abitudine all’apertura verso la diversità, l’alterità, quello che c’è oltre la nostra pelle.

Il laboratorio “La Forma del Fare” di Valentina Nicoli nella Palestra delle Idee. Credits: Ada Senelli

È stato intenso e strabordante sin dal primo beat, anticipato di ventiquattr’ore con i concerti di anteprima del giovedì sera in compagnia di vecchi amici come Jimi Haze e Outer Stars e nuove sorprendenti compagnie quali Valentina Polinori e Sunico, selezionate tramite la Call for Artists del festival.

Il venerdì è stato dedicato alle vibrazioni elettroniche.

Dopo una mattinata inebriante in compagnia dei murales dal vivo di Beppe Mincone e delle passeggiate medicinali nel bosco di AIMeF, ci siamo immersə nei ritmi graffianti di synth e loop, seguendo le onde create e disfatte da Linbo, Cyma, Cobol Pongide, Le Astronavi + Eames e Mellifrugo. Il sax onirico di Isabella Fabbri e la voce soul di Karima DueG hanno gettato una luce sognante sulla chiusura della serata.

La giornata centrale del sabato è stata un frullatore di attività ed emozioni r’n’r.

Nella giornata si sono alternati gli esercizi sensoriali di Valentina Nicoli, agli incontri di pratica corporea di Matteo De Liberato; il teatro nel bosco di Marcello Sacerdote al workshop di disegno creativo di Carlo Di Camillo. Già dal pomeriggio ha preso poi la scena la musica dal vivo con una serie incalzante di live che hanno scosso ossa e spiriti: Federica Losi ha sparso un soffice alone soul tra le foglie del bosco, anticipando le vibrazioni concitate del duo Hate Moss e gli accordi elettrici delle band Joe Batta & i Jeko, I Botanici e Le Endrigo. A chiusura della serata gli Anticorpi hanno fatto ballare al ritmo di synth psichedelici quanto le rime dei propri testi.

L’ultima giornata di domenica ha rappresentato il getto di colore finale capace di dare una luce ancora più viva a quanto condiviso fino ad allora.

Le sonorità etniche di Gennaro Spinelli e Sandro Joyeux hanno fatto viaggiare mente e piedi al ritmo di un unico sentimento di appartenenza. Al contempo le letture di Pierpaolo Capovilla e le note romantiche di Lorenzo Kruger hanno rivestito di eleganza le cromature arancio del tramonto. Il capolavoro cinematografico “La Napoli di mio padre” e le parole della regista Alessia Bottone hanno regalato un saluto dolceamaro al weekend, abbandonando gli sguardi ad un finale aperto in cui lasciar tuffare la curiosità verso quello che sarebbe stato dal mattino seguente.

Le ballerine del bosco durante il concerto di Gennaro Spinelli & The Romanì Project. Credits: Ada Senelli

Tre giorni divenuti quattro (e forse ancora di più) che per noi di Aware hanno stabilito un nuovo codice, un nuovo linguaggio delle relazioni. D’ora in avanti, qualunque sarà l’attività che porteremo avanti, potremo ripescare tra i risvolti della memoria un intreccio di sguardi che si sono fatti comunità, tanto intensi da decostruire e rigenerare le modalità di convivenza a cui siamo abituatə nelle dinamiche di vita quotidiana.  

Il Festival delle Cose Belle segna l’inizio di un nuovo percorso, per noi come collettivo culturale e per tutte le persone che ne hanno preso parte come comunità in costante movimento. È un percorso che vogliamo diventi modello di riferimento: in un contesto sociale sempre più segnato dalla distanza e dalle limitazioni proponiamo un’alternativa colorata fatta d’inclusione e socialità.

Che la normalità allora diventi un festival permanente. Solo attraverso quest’utopia possiamo ritrovarci parte di un presente rinnovato, finalmente aggrappato ad una esigenza condivisa di umanità.

Non vediamo l’ora di viverne le infinite possibilità.

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Abbiamo raccolto alcuni degli scatti realizzati tra i faggi di Passolanciano da Francesco De Francesco, Ada Senelli, Andrea Trono e Sara Michelle Casertano.

Potete trovare tutti gli scatti del festival (e aggiungerne di nuovi) sulla cartella condivisa: qui

Condividete liberamente la bellezza del Festival delle Cose Belle in formato fotograifco senza scordare di citare i credits dell’autore o autrice dello scatto ❤️

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Un ringraziamento speciale per la riuscita dell’evento va a tutti i partner che ne hanno supportato l’organizzazione, e in particolare a Liquori Toro, Cic Carni, Mondicaffè e Rustichella D’Abruzzo per il comparto bar & food; Italia Che Cambia e Mezzopieno per il sostegno nella divulgazione stampa; Amka OdV in qualità di charity partner; Cocovan per aver fornito la disponibilità dei camper per il trasporto dei partecipanti e per il pernottamento degli artisti; Pentagon Booking, Old Tower Records, One Shot Production e Stock-a per il supporto sul fronte tecnico e musicale.

Non perderti nemmeno una briciola di bellezza resistente.